ROMA – Due ex appartenenti all’Aisi, l’Agenzia informazioni e sicurezza interna, sono stati arrestati a Roma nell’ambito di un’inchiesta su un presunto caso di spionaggio a favore dei servizi segreti russi.

L’operazione, condotta dai Carabinieri del Ros, ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti dei 59enni Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale, entrambi ex funzionari dell’intelligence italiana ormai in pensione.

Secondo gli investigatori, i due avrebbero raccolto e trasmesso informazioni riservate a un presunto agente dell’intelligence di Mosca accreditato in Italia e coperto da immunità diplomatica, ricevendo in cambio compensi in denaro.

Le accuse contestate comprendono, a vario titolo, spionaggio, rivelazione di notizie coperte da segreto, accesso abusivo a sistemi informatici e divulgazione di informazioni la cui diffusione era vietata.

L’indagine avrebbe ricostruito una rete di acquisizione di dati sensibili alimentata da cinque diverse fonti, tra cui quattro militari ancora in servizio, anch’essi iscritti nel registro degli indagati. 

Nei loro confronti vengono ipotizzati reati quali procacciamento di notizie riguardanti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico o militare, rivelazione di segreti di Stato e diffusione di informazioni classificate.

In particolare, secondo quanto emerso dalle indagini, Gavino Raoul Piras avrebbe intrattenuto numerosi contatti con il presunto agente russo. Gli investigatori sostengono che durante questi incontri l’uomo ricevesse richieste specifiche su informazioni di interesse strategico e che, una volta reperiti i dati, li consegnasse in cambio di denaro. 

Piras, prima del pensionamento avvenuto oltre dieci anni fa, aveva maturato una lunga esperienza nell’intelligence italiana, partecipando anche a esercitazioni internazionali organizzate dalla Nato. Anche Di Pasquale, originario di Matera, aveva prestato servizio nell’Aisi prima di lasciare l’incarico.

L’inchiesta sarebbe nata grazie a una segnalazione interna della stessa Agenzia informazioni e sicurezza interna. Secondo quanto trapela, proprio l’Aisi avrebbe scoperto nel 2025 che un ex funzionario era stato reclutato dai servizi russi per ottenere informazioni classificate riguardanti, in particolare, il settore della Difesa e la produzione industriale italiana collegata alle tecnologie militari.

Da quella scoperta sono partite le attività investigative che hanno portato agli arresti.

Le indagini, coordinate dalla Procura ordinaria e dalla Procura militare di Roma, sono state affidate alla procuratrice aggiunta militare Antonella Masala, al pubblico ministero militare Enrico Peluso e alla sostituta procuratrice della Repubblica Lucia Lotti.

L’attività del Ros è iniziata nel maggio 2025 e si è sviluppata attraverso mesi di osservazioni, pedinamenti, intercettazioni, controlli e approfondite perquisizioni, comprese verifiche sui dispositivi informatici utilizzati dagli indagati.

Sul caso è intervenuto anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha ribadito la linea di assoluta fermezza del governo nei confronti di episodi che possano compromettere la sicurezza nazionale.

“Non può esserci alcuna tolleranza, a maggior ragione quando sono coinvolti soggetti che hanno ricoperto ruoli di responsabilità, nei confronti di chi mette a rischio la sicurezza della Repubblica”, ha dichiarato il ministro, assicurando che il dicastero adotterà “ogni ulteriore iniziativa necessaria a salvaguardare l’integrità delle proprie strutture e la tutela delle informazioni classificate”.