Il venerdì ci sarà una nuova serata che noi chiamiamo serata performance. Gli artisti torneranno con il brano in gara, ma avranno la possibilità, secondo la loro idea creativa, di mettere in scena uno spettacolo come quando si esibiscono nei propri concerti. E quella serata determinerà un vincitore che andrà a rappresentare l’Italia all’Eurovision”. Lo annuncia Stefano De Martino, direttore artistico e conduttore del Festival di Sanremo 2027. 

Per De Martino si tratta del debutto assoluto alla guida della più importante manifestazione musicale italiana. Nato a Torre Annunziata (Napoli) nel 1989, ha mosso i primi passi come ballerino, raggiungendo il grande pubblico grazie al talent show Amici di Maria De Filippi. Negli anni ha saputo reinventarsi con successo come conduttore televisivo, dimostrando ironia, spontaneità e una crescente padronanza del palcoscenico. La scelta della Rai di affidargli il Festival rappresenta uno dei più significativi passaggi generazionali nella storia recente della manifestazione. 

De Martino delinea poi la struttura delle cinque serate, in programma dal 16 al 20 febbraio 2027 al Teatro Ariston. “Martedì e mercoledì si esibiranno tutti i cantanti in gara. Il giovedì, al centro delle cinque serate, ci sarà la tradizionale serata delle cover. Il venerdì spazio alla nuova serata performance, mentre sabato sera si concluderà il Festival con la proclamazione del vincitore di Sanremo”. 

La novità più rilevante riguarda proprio il venerdì: gli artisti potranno trasformare la loro esibizione in un vero spettacolo, arricchendola con scenografie, coreografie, giochi di luce ed elementi scenici ispirati ai grandi concerti dal vivo. Una scelta che guarda alle produzioni internazionali e che potrebbe cambiare profondamente il modo di vivere il Festival. 

Secondo il nuovo regolamento illustrato da De Martino, sarà proprio la serata performance a decretare l’artista che rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest. Si tratta di una svolta significativa rispetto agli ultimi anni, nei quali il diritto di partecipare all’Eurovision spettava generalmente al vincitore del Festival (salvo rinuncia). L’obiettivo sembra essere quello di selezionare il cantante più adatto a una competizione internazionale dove, oltre alla canzone, assumono un peso fondamentale la presenza scenica, la capacità di coinvolgere il pubblico e l’impatto televisivo. Interpellato sull’ascolto dei primi brani, De Martino chiosa: “Da quelle poche canzoni che ho ricevuto sta arrivando di tutto e di più. C’è tantissima musica nuova in Italia, ci sono tantissimi nuovi cantautori, c’è un grande ritorno alla musica suonata e ci sono tanti performer. Spero di rappresentare molte di queste realtà sul palco”. Le sue parole confermano una tendenza già emersa negli ultimi anni: accanto al pop e all’urban, stanno tornando protagonisti strumenti dal vivo, band e cantautori, in una scena musicale sempre più varia e trasversale. 

Sulla preparazione dell’evento, il conduttore ha sottolineato l’importanza del lavoro collettivo. “Come si prepara un Festival? Serve una grande squadra, bisogna capire quali sono le persone che possono condividere la tua visione e aiutarti a metterla in pratica, perché da soli non si fa nulla”. Riferendosi poi al passaggio di testimone da Carlo Conti, definito dall’amministratore delegato Rai, Giampaolo Rossi, un atto di fiducia generazionale, ha aggiunto: “Sono molto contento, sono pregno della fiducia che mi è stata data e spero di restituirla con tanto impegno. Spero che non si siano sbagliati”.

De Martino apre anche alla presenza di ospiti internazionali: “Assolutamente sì, ci stiamo già lavorando”. Poi rivolge un invito speciale a Vasco Rossi, protagonista nel 2027 del traguardo dei cinquant’anni di carriera: “Vasco ha le chiavi dell’Ariston, quando vuole entrare entra. Sarebbe un sogno”. Una frase che richiama il legame speciale tra il rocker di Zocca e il Festival. Pur non avendo mai vinto Sanremo, Vasco ha partecipato due volte in gara, nel 1982 con Vado al massimo e nel 1983 con Vita spericolata, due brani che all’epoca non conquistarono le classifiche della manifestazione ma che sarebbero poi diventati autentici inni della musica italiana.

È una delle tante curiosità della storia del Festival: alcune delle canzoni più celebri non hanno mai conquistato il primo posto.
Nessuna anticipazione, invece, sul futuro delle Nuove Proposte: “Cambierà la formula? Sì, ma è una sorpresa, non ve la posso ancora dire”. Infine, a chi gli chiede una parola per descrivere il suo Sanremo, risponde con la consueta ironia: “Boh... vi piace ‘boh’? Tanto chi lo sa. La parola me la direte voi alla fine del mio Sanremo”.

“L’intenzione è quella di diminuire il numero dei brani, proprio per dare respiro alle esibizioni, per dare un po’ di respiro al racconto del Festival e soprattutto per focalizzarci di più sul trattamento che avranno tutti gli artisti”, spiega.

Una scelta che punta a rendere le serate meno lunghe e a dedicare maggiore attenzione a ogni concorrente, valorizzando sia la musica sia l’aspetto narrativo dello spettacolo. “Sceglierò con la mia testa perché alla fine è giusto che il direttore artistico si prenda la responsabilità di dire i sì e i no, anche se si tratta di ascolti condivisi con la mia squadra”.