LONDRA – Almeno 153 persone sarebbero rimaste uccise in un attacco con droni contro un mercato nella regione contesa di Abyei, secondo le autorità locali del Sud Sudan, che attribuiscono l’operazione alle forze armate sudanesi.

Il bilancio, inizialmente fissato a 73 morti, è stato rivisto drasticamente al rialzo e potrebbe aggravarsi ulteriormente.

Yohana Akol Ngor, ministro dell’Informazione ad interim di Abyei, ha riferito che gli incendi continuano a ostacolare le operazioni di recupero dei corpi e che alcune vittime sarebbero state completamente carbonizzate.

Immagini girate ieri (ora locale) sul posto mostrano resti anneriti di veicoli ed edifici e fiamme ancora visibili in almeno una struttura.

Ngor ha accusato direttamente l’esercito sudanese, senza tuttavia presentare prove. Le forze armate di Khartoum non hanno fornito nell’immediato una risposta alle accuse.

Tre fonti diplomatiche, un operatore umanitario e un esperto del conflitto hanno riferito che l’attacco avrebbe colpito un deposito di carburante situato all’interno del mercato.

Secondo le fonti diplomatiche, la struttura sarebbe stata utilizzata in passato dalle Rapid Support Forces per rifornire le proprie unità. Il gruppo paramilitare non ha commentato.

L’operazione militare porta a oltre 250 il numero complessivo delle vittime negli attacchi registrati negli ultimi giorni, confermando il ruolo sempre più devastante dei raid aerei nella guerra sudanese.

Il conflitto è esploso nell’aprile 2023 tra le Sudanese Armed Forces e le Rapid Support Forces, provocando una grave crisi umanitaria e coinvolgendo progressivamente milizie locali e potenze straniere.

Abyei, ricca di petrolio, è contesa da Sudan e Sud Sudan fin dall’indipendenza di quest’ultimo nel 2011 ed è amministrata congiuntamente dai due Paesi.

La regione confina con il Kordofan sudanese, divenuto uno dei principali teatri dei combattimenti.

Esponenti del governo sudanese guidato dai militari sostengono che le RSF siano attive in alcune aree di Abyei, circostanza negata da Ngor.

La Forza temporanea di interposizione delle Nazioni Unite dislocata a Abyei aveva già segnalato a maggio che la crescente presenza delle RSF stava aumentando l’insicurezza nella zona e che il mancato accordo sullo status definitivo della regione esponeva civili e personale delle Nazioni Unite a rischi maggiori.

Negli ultimi giorni sia l’esercito sudanese sia le RSF hanno intensificato l’uso dei droni, con attacchi contro Nyala, controllata dai paramilitari, e contro l’aeroporto di Khartoum, sotto il controllo delle forze governative.