ROMA - Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due attivisti italiani della Flotilla detenuti da un mese in Libia, sono liberi e faranno rientro in Italia. Ad annunciarlo è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, segretario di Forza Italia, con un post su X.
Il vicepremier ha precisato che, insieme a loro, è stato affidato al console italiano a Bengasi anche Matías Álvarez Rodríguez, uruguaiano con cittadinanza italiana, seguito e assistito dalla Farnesina negli ultimi giorni.
“Domani faranno finalmente rientro in Italia”, ha scritto, attribuendo la liberazione a “un intenso lavoro diplomatico” condotto dal ministero degli Esteri in coordinamento con Palazzo Chigi. Tajani ha poi ringraziato “il personale della Farnesina e la nostra intelligence per l’ottimo lavoro svolto”.
Centrone, 33 anni, documentarista di Molfetta (Bari) e docente a contratto dell’Università di Bari, e Alberizia, 67 anni, insegnante in pensione originaria di Foggia e residente nell’astigiano, erano detenuti dal 24 maggio nella Libia orientale, insieme ad altri attivisti internazionali.
Facevano parte del Sumud Land Convoy, una missione di terra composta da circa 250 volontari, diretti al valico di Rafah con aiuti umanitari per la popolazione palestinese di Gaza. Dopo alcuni giorni di sosta a Sirte, nella Libia occidentale, e vari tentativi di negoziare il passaggio, una delegazione di dieci attivisti di diverse nazionalità aveva oltrepassato il confine con la Libia orientale per cercare un accordo.
Subito dopo, secondo quanto ricostruito nel testo d’agenzia, il gruppo era stato fermato dalle milizie del generale Khalifa Haftar e arrestato.
La notizia della liberazione è stata accolta con sollievo dai familiari. “Io e i miei genitori siamo al settimo cielo. Aspettiamo che Nico ci chiami e aspettiamo di poterlo riabbracciare”, ha detto Maria Rosaria Centrone, sorella di Domenico Centrone.
Anche Giuseppe Alberizia, fratello di Leonarda, ha confermato di essere stato avvertito direttamente dal ministro. “Mi ha detto che sono in viaggio per Tunisi, dormiranno all’ambasciata italiana. Sono liberi. Questo è l’importante. Sto comunicando proprio adesso la notizia a tutti i familiari”, ha raccontato.
Soddisfazione è stata espressa anche da Sara Suriano, attivista di Andria che faceva parte del Land Sumud Convoy insieme a Centrone, Alberizia e ad altri italiani, rilasciata pochi giorni dopo il fermo del convoglio.
“Il ministro ha sottolineato il lavoro diplomatico svolto per la loro liberazione, ma ricordiamo anche che questi volontari e volontarie sono lì perché i governi non rispettano il diritto internazionale. Se non ci fosse un genocidio in atto a Gaza, nessuno partirebbe e nessuno sarebbe catturato”, ha dichiarato, sottolineando che la missione aveva carattere umanitario, protetta dalla convenzione di Ginevra.
“I governi, a partire da quello italiano, dovrebbero far rispettare il diritto internazionale e il genocidio non dovrebbe essere finanziato. Questo è il motivo per cui la gente parte e per cui ripartirà perché il convoglio ripartirà”, ha aggiunto l’attivista, concludendo che “ci sono tanti strumenti, anche commerciali, per fermare e non contribuire al genocidio. Per l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia questi strumenti sono stati utilizzati”.