CANBERRA - Nuovi tagli fiscali per i lavoratori potrebbero impedire al bilancio federale di tornare in pareggio entro il prossimo decennio, secondo l’agenzia indipendente incaricata di valutare lo stato delle finanze pubbliche.

Nel Medium-Term Budget Outlook pubblicato oggi, il Parliamentary Budget Office (PBO) ha indicato che le prospettive del bilancio sono migliorate nell’ultimo anno, nonostante le ricadute economiche delle tensioni in Medio Oriente. Il deficit, stimato a 31,5 miliardi di dollari, dovrebbe ridursi gradualmente entro il 2029-30 e trasformarsi in surplus dal 2034-35.

Quella traiettoria, però, si basa su ipotesi restrittive: nessuna modifica alle impostazioni di politiche, nessuna proroga dei programmi destinati a scadere e nessun taglio alla spesa per il settore pubblico oltre quanto già previsto dal bilancio. Il PBO osserva che, storicamente, queste condizioni raramente si realizzano. I governi tendono a introdurre ulteriori riduzioni fiscali e nuove spese, oppure a estendere programmi esistenti.

Il punto più delicato riguarda il bracket creep, cioè l’aumento del carico fiscale prodotto dal passaggio dei contribuenti a scaglioni più alti per effetto dell’inflazione e della crescita dei salari. Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha già lasciato intendere che il governo voglia restituire ai lavoratori parte di quelle entrate tramite nuovi tagli all’imposta sul reddito.

Secondo il PBO, se il governo introducesse ulteriori tagli personali per compensare il bracket creep, il bilancio non tornerebbe in equilibrio entro il 2036-37. In uno scenario più ampio, con restituzione del bracket creep, mantenimento dei trasferimenti a Stati e Territori e dimensione invariata del pubblico impiego, il deficit salirebbe oltre il 2% del prodotto interno lordo entro la metà degli anni Trenta.

Dopo la presentazione del bilancio federale, Chalmers aveva dichiarato al National Press Club che un nuovo tax offset per i lavoratori preparava il terreno per restituire ai percettori di reddito parte delle entrate derivanti da eventuali limiti alle agevolazioni fiscali per gli investitori. Il ministro aveva definito il proprio obiettivo una maggiore riduzione del carico fiscale per chi lavora, aggiungendo che anche governi successivi potrebbero seguire la stessa direzione.

Il rapporto avverte anche che tagli all’immigrazione metterebbero sotto ulteriore pressione il saldo di bilancio. Una popolazione più contenuta ridurrebbe alcune entrate e modificherebbe le previsioni di crescita, rendendo più difficile assorbire le spese strutturali.

Queste ultime continuano ad aumentare in settori come difesa, sanità e interessi sul debito. I risparmi storicamente ampi sull’NDIS aiutano i conti, ma non bastano a cancellare il rischio principale indicato dal PBO: senza disciplina su tasse e spesa, il ritorno al surplus resta un’incognita.