KIEV - L’ufficiale russo Lev Stupnikov, diplomato all’Accademia militare del corpo di segnalazione Budyonny di San Pietroburgo, ha fornito per mesi informazioni riservate all’intelligence di Kiev portando all’uccisione di oltre 300 soldati russi, prima di oltrepassare la linea del fronte nel luglio 2024 per combattere nel Corpo dei volontari russi.
A ricostruire la sua vicenda è il Wall Street Journal, che sottolinea come il suo non sia un caso isolato: gli ucraini comunicano infatti con migliaia di cittadini russi (dai militari in prima linea alle casalinghe residenti nei pressi del campo di battaglia), con l’obiettivo non solo di arrestare l’invasione di Mosca, ma di formare un esercito addestrato e determinato di disertori, per innescare un giorno una rivolta armata in Russia e porre fine al regime di Vladimir Putin.
La scelta di Stupnikov di trasformarsi in sabotatore è maturata dopo anni di crescente frustrazione per il funzionamento dell’apparato militare di Mosca. Un ruolo determinante è stato svolto dalla madre, Tatiana Yantsen, che sei anni prima del diploma del figlio aveva trasferito la famiglia a Omsk, in Russia, dal Kazakistan, nell’ambito di un programma di rimpatrio. Cresciuta con l’idea che la Russia fosse la “patria storica”, Yantsen se ne era presto distaccata, opponendosi alla carriera militare del figlio.
Respinto a 17 anni dalla scuola piloti per essersi rifiutato di pagare per l’ammissione, Stupnikov aveva riscontrato la medesima diffusione della corruzione anche all’Accademia Budyonny, dove ogni permesso, licenza o destinazione richiedeva dazioni di denaro.
Dopo l’invasione del febbraio 2022 e l’isolamento dei pochi studenti dissidenti, Stupnikov si diploma a giugno e viene inviato prima nell’estremo oreinte russo e poi, nel novembre 2023, al fronte nel Donbass. Assegnato alla 36esima brigata di fucilieri motorizzati nel villaggio di Mykilske come capo segnalatore di battaglione, il suo compito consisteva nel garantire le comunicazioni tra i comandi e le unità, gestendo i flussi dati dei droni da ricognizione e delle telecamere di sorveglianza durante le operazioni per catturare Vuhledar.
Tre mesi dopo l’arrivo del figlio al fronte, la madre si è rivolta a Dmytro Karpenko, un programmatore legato all’intelligence militare ucraina noto per raccogliere testimonianze di prigionieri di guerra e coordinare, attraverso decine di smartphone e 40 account, centinaia di informatori in Russia (tra cui dipendenti di aziende energetiche, agenti dell’Fsb e familiari di soldati). La sera stessa del primo contatto, Stupnikov avrebbe scritto a Karpenko: “Sono pronto a lavorare con te”, stabilendo aggiornamenti settimanali a una sola condizione: non ricevere alcun compenso economico.
All’inizio del 2024, un mese dopo il reclutamento, Stupnikov ha inviato le coordinate e una foto di un convoglio di 120-150 soldati russi impegnati nei preparativi per l’offensiva su Vuhledar. Dopo aver confermato di essersi allontanato per evitare il fuoco amico, le forze di Kiev hanno sferrato l’attacco. Il bilancio è stato di 68 militari russi uccisi, tra cui dieci ufficiali e il colonnello Gusein Musayev, comandante della 36esima brigata, e 60 feriti.»
Disfattosi del telefono, l’ufficiale ha proseguito le attività sotterranee sabotando telecamere di sorveglianza e batterie di droni. A giugno 2024, rimasto l’ultimo ufficiale in vita della sua unità e nel timore di essere scoperto, Stupnikov ha rischiato la vita fornendo per errore le coordinate della cantina in cui egli stesso si trovava.
Nel luglio 2024 Karpenko ha organizzato l’esfiltrazione alle porte di Mykilske. Stupnikov ha camminato per 40 minuti guidato da un drone di Kiev oltre la linea del fronte, raggiungendo uno stagno dopo aver udito il verso delle anatre (segnale concordato per l’arrivo) e pronunciando la parola d’ordine “negozio di arachidi”.
Dopo la perquisizione, l’ufficiale ha contattato la madre a Omsk pronunciando la frase: “Sono arrivato dove dovevo arrivare”. Successivamente ha incontrato Denis Kapustin, comandante del Corpo dei volontari russi, accettando di unirsi all’unità fino alla conclusione del conflitto. Stupnikov ha consegnato agli ucraini il proprio smartphone contenente le chiavi di accesso ai canali di comunicazione russi, permettendo a Kiev di monitorare per mesi i flussi in tempo reale di una decina di droni e telecamere nemiche.
Mentre la moglie Liza ha scelto di rimanere in Russia, la madre Tatiana e la sorella Alisa hanno lasciato il Paese nel febbraio 2025, entrando a piedi in Ucraina per poi stabilirsi in Moldova.