L’ex sindaco della città di Goulburn, Tony Lamarra, insieme alla moglie Adriana, ha deciso di intervenire concretamente nel dibattito sul futuro del centro di detenzione locale. La coppia ha infatti offerto un assegno da un milione di dollari al governo statale del new South Wales con l’obiettivo di finanziare la ristrutturazione delle vecchie ali del carcere.

Lontano da qualsiasi intento provocatorio, Lamarra, imprenditore e filantropo, ha ribadito la serietà del gesto, sottolineando come la priorità sia la tutela dei posti di lavoro nella comunità. “Se il governo sostiene di non avere fondi per mantenere aperte le ali del carcere, allora contribuisco io - ha dichiarato -. È importante mandare un messaggio chiaro: vogliamo che i posti di lavoro restino a Goulburn”. Secondo Lamarra, inoltre, “è più semplice ristrutturare edifici esistenti che costruirne di nuovi”.

L’iniziativa arriva dopo una manifestazione pubblica tenutasi nelle scorse settimane al Belmore Park, alla quale hanno partecipato circa 400 persone. La protesta, organizzata dal sindacato, era rivolta contro il piano del governo che prevede la chiusura di due ali di massima sicurezza del Goulburn Correctional Centre entro il 30 settembre e il trasferimento di circa 170 detenuti in altre strutture, tra cui Junee.

Secondo Lamarra, questa decisione equivarrebbe a “spostare il problema da una parte all’altra” e potrebbe essere dettata da motivazioni non dichiarate ufficialmente. L’ex sindaco ha avviato un dialogo con l’attuale prima cittadina, Nina Dillon, esprimendo la speranza che il premier del New South Wales, Chris Minns, intervenga nella vicenda.

Dal canto suo, il governo non ha dichiarato esplicitamente la mancanza di fondi per la ristrutturazione delle ali di epoca vittoriana, due delle quali sono già state chiuse nel 2024. Tuttavia, il ministro responsabile del Sistema penitenziario del NSW, Anoulack Chanthivong, ha evidenziato che la sicurezza della comunità resta “la massima priorità” e che eventuali contributi privati devono essere valutati attraverso le procedure ufficiali. “Le decisioni sugli investimenti nelle infrastrutture dei servizi correttivi vengono prese nell’ambito di una pianificazione più ampia e basata su prove, per garantire che le strutture soddisfino i requisiti operativi e di sicurezza contemporanei”, ha spiegato il ministro.

Una revisione del 2022 condotta dall’Ispettore dei Servizi di Custodia ha evidenziato criticità rilevanti: le ali costruite nel 1884 sarebbero “difficili da mantenere e gestire” e non adeguabili agli standard moderni. Secondo il rapporto, non sono in grado di offrire condizioni compatibili con un sistema carcerario contemporaneo e orientato alla riabilitazione.

Il sindacato degli agenti penitenziari (POVB) contesta però questa valutazione, sostenendo che le strutture siano “gestite in modo estremamente efficiente” e in condizioni migliori rispetto ad altre carceri più vecchie dello Stato.

La sindaca Dillon ha dichiarato che il personale del carcere, il consiglio comunale e la comunità sono molto grati per la “generosa offerta” dei coniugi Lamarra. Tuttavia, ha invitato alla prudenza, raccomandando di attendere un annuncio ufficiale prima di assumere impegni economici così rilevanti.

Nel frattempo, cresce la mobilitazione cittadina. Una petizione online promossa dalla stessa prima cittadina chiede al governo di mantenere aperte le ali, avviare una consultazione significativa, rendere pubbliche le motivazioni delle scelte, tutelare i posti di lavoro e riconoscere l’impatto economico della chiusura sulla città. La petizione necessita di 20.000 firme per essere discussa in parlamento e ha già raccolto 2.500 adesioni.

Nel dibattito sono intervenuti anche i consiglieri laburisti Jason Shepherd e Liz McKeon, presenti alla manifestazione. McKeon ha osservato che la chiusura delle ali era già stata prevista nel rapporto del 2022, ma ha criticato la mancanza di valutazione di alternative. “Non posso dire se dovrebbero essere chiuse perché non ci sono mai stata”, ha affermato, aggiungendo che “una consultazione avrebbe dovuto avvenire prima della decisione”.

Shepherd ha invece dichiarato di tendere a dare credito alle valutazioni degli agenti penitenziari, secondo cui le strutture sarebbero sicure: “Loro sanno cosa succede ogni giorno e il ministro non ha avuto quei confronti diretti con loro”. La sezione laburista di Goulburn ha inoltre annunciato l’intenzione di presentare una mozione alla conferenza statale del partito a luglio, affinché le ali vengano mantenute aperte o riconvertite. “Siamo al 100% dalla parte della comunità e degli agenti penitenziari. È necessario intervenire”, è stato dichiarato.

Anche la deputata laburista per il seggio di Eden-Monaro, Kristy McBain, ha preso posizione, sottolineando l’importanza di garantire che il personale non sia costretto a lavorare in strutture obsolete, insicure o non più idonee. Allo stesso tempo, ha affermato di comprendere le preoccupazioni della comunità locale e di averle già rappresentate al ministro.

Chanthivong ha assicurato che nessun posto di lavoro verrà perso a Goulburn e che i dipendenti non saranno costretti a trasferirsi. Tuttavia, il POVB ha espresso dubbi sulla reale attuabilità di queste garanzie, soprattutto alla luce del previsto calo del numero di detenuti.

Il confronto rimane quindi aperto, tra esigenze di sicurezza, sostenibilità economica e tutela dell’occupazione locale. La proposta di Lamarra ha riacceso il dibattito, riportando al centro dell’attenzione il futuro del carcere e dell’intera comunità di Goulburn.