WASHINGTON - La guerra tra Stati Uniti e Iran, esplosa con le operazioni militari dello scorso 28 febbraio, potrebbe essere giunta a un punto di svolta decisivo. In un’intervista esclusiva rilasciata a Maria Bartiromo su Fox Business, il presidente Donald Trump ha dichiarato che il conflitto è “molto vicino alla fine”, ipotizzando una conclusione definitiva entro il mese di aprile. 

Trump ha rivendicato con forza la scelta dell’intervento militare, sostenendo che era l’unico modo per impedire a Teheran di dotarsi dell’atomica. “Ho dovuto cambiare direzione”, ha spiegato il presidente, “perché se non lo avessi fatto, oggi l’Iran avrebbe l’arma nucleare e saremmo tutti costretti a chiamarli ‘signori’. Non credo che lo vogliamo”. 

Nonostante l’ottimismo, il leader della Casa Bianca ha mantenuto un tono di avvertimento, sottolineando la portata della distruzione già inflitta: “Se ci ritirassimo in questo esatto momento, ci vorrebbero vent’anni per ricostruire il loro Paese. E non abbiamo ancora finito”. Secondo Trump, proprio questa pressione avrebbe reso Teheran “determinata a raggiungere un accordo”. 

A confermare il clima di cauta distensione è stato il vicepresidente JD Vance, il quale ha precisato che l’amministrazione non punta a un semplice compromesso, ma a un “grande accordo”. Intervenendo a un forum di Turning Point a Phoenix, Vance ha delineato la proposta statunitense: Washington è pronta a trattare l’Iran come un “Paese normale” e aiutarlo a prosperare nell’economia mondiale, a condizione di una rinuncia totale e verificabile al programma nucleare. 

Al momento, secondo l’Associated Press, esisterebbe già un accordo di principio per estendere il cessate il fuoco e riaprire ufficialmente i negoziati entro i prossimi due giorni. Dal canto suo, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha aperto uno spiraglio dichiarando che Teheran “cerca il dialogo, non la guerra”, sebbene resti il nodo della durata della sospensione nucleare (l’Iran propone cinque anni, giudicati troppo pochi dagli Usa). 

Nonostante l’apertura diplomatica verso Teheran, Trump non ha risparmiato una nuova stoccata a Papa Leone XIV in merito ai diritti umani e alla sicurezza globale. “Qualcuno dica al Papa che l’Iran ha ucciso almeno 42.000 manifestanti innocenti negli ultimi due mesi”, ha incalzato il presidente, ribadendo che il possesso di una bomba nucleare da parte della Repubblica Islamica resta un fatto “assolutamente inaccettabile” che il Pontefice non sembrerebbe comprendere appieno.