Vent’anni dopo, citando Dumas, è un bel romanzo dedicato ai tre Moschettieri Azzurri (così eravamo abituati a chiamarli una volta, nella stagione delle favole) che hanno meritatamente celebrato il 9 luglio del 2006 una clamorosa vittoria mondiale per l’Italia: Fabio Cannavaro, Gigi Buffon, Alessandro Del Piero. Ho scelto loro, senza far torto all’Azzurra bellissima che illuminò la notte di Berlino, perché erano juventini. E non dovevano esserci, al Mondiale. Un gruppo di penne all’arrabbiata (grandi firme infelici, come ai tempi di Enzo Bearzot) avevano richiesto la loro cancellazione insieme al ct Marcello Lippi e agli altri bianconeri che avevano appena digerito l’umiliazione di Calciopoli. Come disse Luciano Moggi, nella finale Italia-Francia di juventini in campo ce n’erano nove, Buffon, Gianluca Zambrotta, Cannavaro, Mauro Camoranesi, Andrea Pirlo, Del Piero, Patrick Vieira, Lilian Thuram e David Trezeguet. E perché no Zinedine Zidane, quello della testata... vincente. Era il famoso blocco bianconero che in azzurro, con nomi diversi, aveva già vinto il Mundial dell’82. (Guarda un po’, senza un adeguato ‘blocco’ non abbiamo più vinto, e neanche partecipato).

Come nell’82, qualcuno giustificò l’inatteso successo come frutto dell’eroismo italico contro gli eventi contrari e dunque a Calciopoli toccò il riconoscimento postumo di portafortuna. Così vive certa critica: non è stato forse il Covid a spingere al successo europeo l’Italia di Roberto Mancini? Aggiungo ai Tre Moschettieri di Lippi il quarto leggendario, D’Artagnan, ovvero Francesco Totti, che con il rigore realizzato contro l’Australia aprì le porte al successo. Sostituiva il grande rivale Del Piero, uscito al 75’. Resuscitato da Lippi, Francesco meditò: cucchiaio o no? Un rasoterra potente finì alle spalle di Mark Schwarzer. Nella festa romana Totti e Del Piero s’abbracciarono sul pullman che attraversava l’Urbe. Quando la Nazionale era solidarietà e amore. Dopo l’Australia la cavalcata trionfale: 3-0 all’Ucraina, la notte di Dortmund (2-0 alla Germania ai supplementari) e il cielo azzurro sopra Berlino (6-4 dcr contro la Francia e quarto titolo mondiale).

Ci ripenso perché tutti quelli che sono nati dopo il 2006, dai ventenni in giù, si sono persi il bellissimo trionfo di Germania e dal 2014 zero mondiali. Il ventennale fallimento della Nazionale è frutto dell’impotenza dei vertici calcistici. Da decenni infognati nell’avventura mediatico/speculativa degli stranieri pagati cifre iperboliche per avere molte bufale esotiche e rari campioni, e questi ad occupare nelle squadre di Serie A i ruoli magistrali, quelli che vedete interpretare al meglio in questo Mondiale dai 40 ‘infiltrati’ che son venuti a scuola da noi. Tutti in forma. Tranne Rafael Leao, lui, Mister Contropiede, l’abbiamo rovinato noi... Ogni giorno che passa c’è qualcuno che mi chiede se, saltato anche il 26 americano andremo al 30 mediterraneo. Portogallo, Spagna e Marocco. Vicino a casa.

ITALO CUCCI