KIEV - La guerra ibrida di Vladimir Putin non risparmia l’Europa e colpisce direttamente anche l’Italia. È l’allarme lanciato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un’ampia intervista concessa al Corriere della Sera.

Il leader di Kiev analizza il delicato momento del conflitto, soffermandosi sulle recenti tensioni con Washington, la disponibilità alle trattative, la cooperazione strategica con Roma e le garanzie necessarie per un futuro cessate il fuoco. 

Nel ripercorrere il complesso rapporto con la presidenza di Donald Trump e alla luce dei recenti accordi sul diesel siglati tra Washington e Mosca, Zelensky esprime la propria delusione per le limitazioni sul campo, rivendicando al contempo un approccio leale: “Le limitazioni alla condivisione di informazioni di intelligence e la riduzione della velocità di Starlink non sono più semplici minacce ma una realtà. È ingiusto nei nostri confronti. Restiamo grati al popolo statunitense e alla squadra di Trump. Ma tra partner deve esserci onestà“. 

Il leader di Kiev sottolinea di aver proposto all’amministrazione statunitense soluzioni pragmatiche per la difesa delle infrastrutture: “Gli sono andato incontro da partner: se i russi ci colpiscono e noi non possiamo rispondere, è ingiusto. Ho detto: se per voi alleati è necessario, e non riuscite a fermare Putin, dateci almeno gli intercettori per proteggere le infrastrutture energetiche. Subiremmo comunque perdite, ma sarebbe un comportamento da partner. Invece quei missili non ce li hanno dati: ci chiedono soltanto di fermarci. Poi arrivano le limitazioni dell’intelligence e la riduzione della velocità di Starlink. Non sono più semplici minacce: le restrizioni ci sono state”. 

Nonostante le rigidità, Zelensky conferma la piena apertura a negoziati costruttivi per mettere fine alle ostilità: “Ieri abbiamo parlato con il gruppo negoziale di Trump. Ho detto che siamo pronti: se vogliono discutere di negoziati e di un accordo di pace con Putin, siamo sempre aperti. Nonostante tutto, perché la pace è la priorità. Le questioni personali restano personali. Sono pronto a incontrarli, forse già questa settimana”. 

Interpellato sulla proposta di Putin per un vertice a tre tra Stati Uniti, Russia e Cina dal quale l’Ucraina rimarrebbe esclusa, il presidente invita alla cautela istituzionale: “Vorrei capire, per evitare nuove sorprese. Il problema non è soltanto se si incontrino con noi o senza di noi: purtroppo la progressiva uscita di Putin dall’isolamento è già cominciata. Non sarebbe il primo passo. Se si parla dell’Ucraina, però, vorremmo che fosse interpellata l’Ucraina. Sul resto non posso commentare: non so di che cosa discuteranno”.  

Per contrastare le mire di Mosca e garantire la tenuta di un eventuale cessate il fuoco, Zelensky individua una formula che “comprende tre elementi: l’esercito ucraino, l’Unione europea e la Nato. Il nostro esercito è una garanzia concreta e può rafforzare quelli europei con la sua esperienza e la forza del suo personale. La Nato significa appartenere alla stessa alleanza di sicurezza, con diritti giuridici da alleati. L’ingresso nell’Ue dipende dall’Europa; quello nella Nato dall’Europa e dagli Stati Uniti. Se non sarà la Nato, quale alternativa ci viene offerta? Siamo pronti a discutere garanzie equivalenti, anche con un altro nome, ma devono avere la stessa forza giuridica”. 

Un nodo cruciale rimane la protezione dei cieli in vista dei mesi freddi: “L’Europa deve aiutare l’Ucraina e l’Ucraina aiuterà sempre l’Europa: siamo parte di un insieme. Abbiamo acquisito un’esperienza enorme da condividere sul piano tecnico, tecnologico e giuridico. Alcuni Paesi dispongono di missili Patriot: bisogna aiutarci a prepararci all’inverno. È interesse di tutti. Se il cielo sarà protetto, le persone resteranno il più possibile in Ucraina. Se avanzeremo verso la fine della guerra, torneranno”. 

Ampio spazio nell’intervista viene dedicato alle relazioni bilaterali con Roma e alla sintonia con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Zelensky ci tiene a precisare che la cooperazione militare si configura come uno scambio reciproco di valore industriale e tecnologico: “Ho un ottimo rapporto con Giorgia e la rispetto molto. Sono grato agli italiani e a chi ci sostiene fin dall’inizio. Ma non è un rapporto in cui l’Italia aiuta e l’Ucraina non dà nulla in cambio. Condividiamo l’esperienza sulle armi: quali funzionano, quali no, quali miglioramenti hanno introdotto i nostri ingegneri e militari. Abbiamo collaborazioni produttive nei due Paesi e un ottimo rapporto con Leonardo. Questo scambio fa crescere anche la tecnologia italiana. Negli stabilimenti in Italia lavorano italiani: sono posti di lavoro, non soltanto aiuti all’Ucraina. Dobbiamo proseguire così, anche per costruire la difesa aerea europea”. 

Zelensky richiama poi l’attenzione sulle strategie di destabilizzazione condotte da Mosca nei Paesi europei mediante campagne informative e manipolazioni del dibattito politico: “La Russia conduce da tempo una guerra ibrida contro l’Europa, anche contro Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania. Non è la guerra su vasta scala che conduce contro di noi, ma passa attraverso televisioni, mezzi d’informazione, Internet e social network. I cittadini hanno diritto di essere soddisfatti o insoddisfatti dei propri governi, non devono essere manipolati da campagne russe. Come vivere e chi eleggere devono deciderlo italiani, francesi, ucraini, spagnoli. Non i russi. Mosca sfrutta il tema migratorio e continuerà a farlo. Usa qualsiasi argomento che possa dividere: religione, lingua, questioni di genere”. 

Infine, rivolgendo lo sguardo alle prossime scadenze elettorali nel continente, il presidente ribadisce l’aspirazione europea di Kiev e il dovere di tutelare il modello democratico: “Decidono i cittadini di ciascun Paese. Possiamo esprimere un’opinione, comunicare, costruire un dialogo, ma la scelta è loro. Dovremo costruire rapporti con nuovi leader? Certamente. Potrebbero essere più complicati? È possibile. Con Giorgia Meloni abbiamo un rapporto eccellente e le auguro di continuare a essere una guida stabile per l’Italia, ma scegliere è un vostro diritto. Costruire relazioni non è semplice; distruggerle è facilissimo. L’Unione europea non è perfetta. Come ha detto Churchill nemmeno la democrazia lo è. So che ad alcuni non piace neppure la parola Bruxelles. Ma quell’unione di democrazie esiste, è stata costruita e l’Ucraina vuole farne parte. Oggi quelle democrazie vanno anche difese: noi siamo tra i loro difensori. Anche i politici che dubitano di noi dovrebbero essere sicuri di voler proteggere la democrazia, la libertà, l’economia e i cittadini dei propri Paesi”.