BUENOS AIRES – Si chiamava Lidia Stella Mercedes Miy Uranga, ma per tutti era semplicemente Taty Almeida.
Storica referente delle Madres de Plaza de Mayo – Línea Fundadora, inarrestabile militante per la verità sui desaparecidos della dittatura, attivista per i diritti umani. È morta domenica 14 giugno all’età di 95 anni all’Hospital Italiano, dove era ricoverata da diversi giorni a causa di complicazioni legate al suo stato di salute.
La sua famiglia ha invitato militanti, simpatizzanti e l’intera cittadinanza a riunirsi sabato 20 giugno, alle 10, nella simbolica Plaza de Mayo, dove – dal 30 aprile 1977 – tutti i giovedì si svolge la marcia delle “Madri” per chiedere verità e giustizia per desaparecidos della dittatura.
L’omaggio del fine settimana segnerà la conclusione delle cerimonie di commiato, iniziate con una partecipata e commovente camera ardente ospitata nella sede del sindacato dei lavoratori delle telecomunicazioni Foetra.
Nel rispetto delle volontà dei suoi figli, la bara è stata esposta chiusa e accompagnata da una fotografia che la ritraeva sorridente: un’immagine che racchiude il messaggio che Taty ha portato avanti per quasi cinquant’anni, ovvero che la lotta per la memoria può e deve essere vissuta anche con gioia.
L’incontro di sabato in Plaza de Mayo si preannuncia come una grande manifestazione collettiva di gratitudine nei confronti di una delle figure più trasversali, amate e rispettate della storia argentina contemporanea.
Lidia Stella Mercedes Miy Uranga, docente di professione, nata nel 1930 in una famiglia di forte tradizione militare, dedicò interamente la propria vita alla ricerca di verità e giustizia dopo il sequestro del figlio Alejandro Martín, avvenuto nel giugno del 1975 per mano della milizia paramilitare Triple A.
La formazione, già prima del golpe del 1976, compiva sequestri e assassini con la connivenza del governo di Isabelita Perón, entrata in carica come presidente dopo la morte del marito nel 1974.
Da quella frattura irreversibili nacque la Taty che tutti avrebbero conosciuto: la perdita del figlio – anziché tradursi in un ululato di dolore senza fine – si trasformò in agire per la giustizia. Non solo per sé, ma per tutti i 30mila desaparecidos della dittatura.
L’insegnante si unì alle prime ronde attorno alla Pirámide de Mayo e divenne una presenza costante in ogni azione di lotta per i diritti umani. Nel corso degli anni si trasformò in una figura cardine delle Madres de Plaza de Mayo – Línea Fundadora, assumendone formalmente la presidenza nel 2024, dopo la scomparsa di Nora Cortiñas.
La notizia della sua morte ha suscitato profonda commozione in ampi settori della società argentina.
Negli ultimi giorni, dirigenti politici di diverse appartenenze, dal peronismo bonaerense alle varie espressioni della sinistra, si sono recati nella sede della Foetra per renderle omaggio. Tra loro anche compagne di lotta, come Estela de Carlotto, presidente delle Abuelas de Plaza de Mayo, mentre l’ex presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner ha espresso il proprio cordoglio attraverso i social network.
I figli Jorge e Fabiana hanno sottolineato che il modo migliore per onorare la memoria di Taty è continuare a difendere i diritti umani e mantenere vivo il ricordo dei 30mila desaparecidos. Un’eredità che tornerà a manifestarsi sabato prossimo nella Plaza de Mayo. Lì, sul quell’asfalto che per decenni l’ha vista camminare e lottare.