ROMA - Eni manterrà fino alla fine del 2026 il tetto massimo ai prezzi di vendita di benzina e gasolio, introdotto per contenere gli effetti dei rincari energetici sui consumatori.
La decisione è stata annunciata dall’amministratore delegato Claudio Descalzi e successivamente confermata da un portavoce del gruppo.
Attualmente il limite è fissato a 2,25 euro al litro per il gasolio e a 1,99 euro per la benzina, secondo quanto stabilito all’inizio di ottobre.
Le soglie non rimarranno però necessariamente invariate fino al 31 dicembre. Eni continuerà a monitorare l’andamento del mercato, i prezzi e la disponibilità effettiva delle forniture, riservandosi la possibilità di rivedere i livelli del tetto nel corso delle prossime settimane.
“Confermiamo che manterremo il concetto di price cap fino a fine anno”, ha dichiarato Descalzi, precisando che le valutazioni terranno conto anche della capacità della rete logistica del gruppo.
La scelta si inserisce in una fase di forte tensione sui prezzi dei carburanti, che ha provocato proteste degli autotrasportatori, blocchi stradali e difficoltà negli approvvigionamenti in diverse regioni italiane.
Durante la presentazione dei risultati del terzo trimestre 2026, il responsabile della transizione energetica e finanziaria di Eni, Francesco Gattei, ha spiegato che “le aziende hanno una responsabilità sociale, non possiamo vivere in una sorta di bolla al di fuori del mondo reale”. Per questo, sostenere i clienti in una fase di difficoltà economica rappresenta “una priorità per un’impresa” che opera in un settore essenziale come quello energetico.
Il dirigente ha tuttavia sottolineato che il contenimento dei prezzi comporterà un costo significativo per il gruppo.
Nelle attuali condizioni di mercato, l’impatto economico del price cap potrebbe raggiungere alcune centinaia di milioni di euro per trimestre, una stima che dipenderà dall’andamento dei prezzi e dalle condizioni delle forniture.
Intanto, sul fronte politico, le opposizioni chiedono al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini di riferire urgentemente in Parlamento sulla gestione dell’emergenza.
I capigruppo al Senato Francesco Boccia del Partito democratico, Luca Pirondini del Movimento 5 Stelle, Peppe De Cristofaro di Alleanza Verdi e Sinistra e Raffaella Paita di Italia Viva hanno inviato una lettera al presidente di Palazzo Madama, Ignazio La Russa, sollecitando la convocazione del ministro in Aula.
Secondo i firmatari, il recente decreto-legge approvato dal governo per sostenere l’autotrasporto non offre risposte sufficienti alle difficoltà del settore. Vengono contestati, in particolare, i tempi degli interventi, ritenendo che le risorse aggiuntive siano arrivate troppo tardi rispetto all’aumento dei costi e alla diffusione delle proteste.
Critiche anche alla copertura del credito d’imposta, che secondo i capigruppo si arresta al 5 ottobre, mentre il prezzo del gasolio continua a rappresentare un problema per le imprese.
La possibilità di utilizzare i crediti fiscali fino al 2027, sostengono, non risolverebbe le difficoltà immediate degli autotrasportatori, chiamati a sostenere le spese per carburante, personale e finanziamenti dei mezzi.
Nella lettera vengono inoltre sollevati interrogativi sulla sostenibilità delle tariffe di trasporto e sulle prospettive di rinnovo del parco veicoli.
Pur riconoscendo i gravi disagi provocati dai blocchi alla circolazione delle merci e ai servizi essenziali, le opposizioni invitano il governo a non limitare la risposta alla gestione dell’ordine pubblico.
I capigruppo criticano infine la scelta di Salvini di condurre il confronto con le associazioni di categoria dalla prefettura di Milano, mentre le maggiori difficoltà interessano Campania, Puglia, Calabria, Basilicata, Molise e Sicilia.
La richiesta è che il ministro chiarisca in Senato le misure già adottate e gli ulteriori interventi previsti per affrontare una crisi che continua a pesare su imprese, lavoratori e consumatori.