ROMA - Sono passati cinquant’anni dall’omicidio di Vittorio Occorsio, il magistrato ucciso il 10 luglio 1976 a Roma dal terrorismo nero a colpi di mitra, mentre si trovava nella sua auto.  

Secondo la ricostruzione giudiziaria, ad attenderlo c’era una Fiat 124 parcheggiata contromano, dalla quale scese un uomo che esplose trentadue colpi contro il magistrato. Prima di fuggire, i sicari lasciarono sul corpo alcuni volantini con la rivendicazione dell’omicidio, firmata Ordine Nuovo, organizzazione terroristica di estrema destra extraparlamentare. 

Occorsio aveva 47 anni. A ucciderlo fu Pierluigi Concutelli, militante di Ordine Nuovo, con la complicità di Gianfranco Ferro. Il gruppo neofascista considerava il magistrato un nemico da eliminare, anche perché aveva contribuito allo scioglimento dell’organizzazione, nel 1973, applicando la legge Scelba. 

Concutelli fu arrestato nel 1977 e condannato all’ergastolo. Morì a Roma nel 2023. Negli anni rivendicò l’omicidio come un atto politico, senza cercare attenuanti. “Sono stato l’unico ideatore di quella azione. Mandante ed esecutore”, scrisse. 

La carriera di Occorsio attraversò alcuni dei passaggi più oscuri della storia repubblicana. Fu il primo magistrato a indagare sulla strage di piazza Fontana e negli anni Settanta seguì le piste della Banda dei Marsigliesi, ricostruendo i sequestri di persona che avevano scosso il Paese. 

Il magistrato aveva intuito i collegamenti tra criminalità organizzata, massoneria deviata, ambienti politici e terrorismo nero. Fu tra i primi a occuparsi della loggia P2 e lavorò anche sul golpe Borghese, cercando di ricostruire le trame eversive e i poteri occulti che puntavano a condizionare la vita democratica italiana. 

A un collega e amico, Ferdinando Imposimato, Occorsio aveva confidato una convinzione che sarebbe poi stata letta come una chiave della strategia della tensione: dietro i sequestri, sosteneva, si muovevano organizzazioni massoniche deviate ed esponenti del mondo politico, con l’obiettivo di seminare paura e spingere il Paese verso la richiesta di un governo forte. 

Nel 1977 il presidente della Repubblica Giovanni Leone consegnò alla vedova la medaglia d’oro al valor civile. In quell’occasione ricordò che con l’assassinio di Occorsio si era voluto colpire “la funzione giurisdizionale che non conosce altro indirizzo politico che quello fissato dalla Costituzione”. 

Proprio in preparazione per iul cinquantesimo anniversario dell’attentato, una mostra della Fondazione Occorsio (realizzata in collaborazione con l’Archivio di Stato di Roma, dal 12 marzo al 23 aprile) ha ricostruito la figura e il lavoro del magistrato attraverso documenti originali, fascicoli giudiziari, sentenze e materiali d’archivio.