BRUXELLES - Instagram e Facebook creano “dipendenza”: è questo il fulcro delle conclusioni preliminari diffuse dall’esecutivo dell’Unione Europea, secondo cui il colosso Meta avrebbe violato il Digital Services Act (Dsa), a causa del design delle sue due piattaforme di punta, espressamente concepito “in modo da creare dipendenza”.

L’affondo rientra nel procedimento formale avviato il 16 maggio 2024 per verificare la conformità dell’azienda al regolamento sui servizi digitali. 

Le valutazioni preliminari di Bruxelles si basano su un’indagine approfondita che ha incluso l’analisi delle relazioni di valutazione dei rischi della compagnia, l’esame di dati e documenti interni, le risposte di Meta a numerose richieste di informazioni, vaste ricerche scientifiche e colloqui con esperti di dipendenze comportamentali.

Sotto la lente d’ingrandimento degli ispettori europei sono finite funzionalità strutturali come lo scorrimento infinito (infinite scroll), la riproduzione automatica (autoplay), le notifiche push e i sistemi di raccomandazione altamente personalizzati. 

Secondo la Commissione, Meta non ha valutato adeguatamente i rischi che questo impianto grafico e ingegneristico, “volto a creare dipendenza”, comporta per il benessere fisico e mentale degli utenti, inclusi i minori e gli adulti vulnerabili. Caratteristiche come la riproduzione automatica e lo scorrimento infinito propongono “costantemente” nuovi contenuti, alimentando nell’utente l’impulso a non interrompere la sessione e portando il cervello in una sorta di “modalità pilota automatico”, che favorisce abitudini malsane e un utilizzo “compulsivo” dei social. 

Se le conclusioni preliminari verranno confermate al termine dell’iter, Meta rischia una sanzione finanziaria di portata storica. Il regolamento europeo prevede infatti la possibilità di comminare un’ammenda proporzionata alla natura, alla gravità, alla reiterazione e alla durata della violazione, entro un limite massimo pari al 6% del fatturato annuo totale a livello mondiale del fornitore.

Considerando che nel 2025 la multinazionale ha fatturato 200,97 miliardi di dollari, la multa potrebbe teoricamente toccare i 10,55 miliardi di euro (pari a 12,06 miliardi di dollari). 

L’esecutivo comunitario accusa nello specifico la società di aver “trascurato le informazioni disponibili sul tempo che i minori trascorrono su Instagram o Facebook durante le ore notturne e su come l’ottimizzazione dei diversi formati, come Reel e Storie, possa portare a un uso eccessivo o compulsivo dei servizi”.

Gli elementi raccolti dimostrerebbero che le attuali misure di mitigazione adottate da Meta “non sono riuscite ad affrontare efficacemente i rischi derivanti dal design che favorisce la dipendenza”. 

I rilievi dell’Ue bocciano di fatto gli attuali sistemi di tutela aziendali. Gli strumenti per la gestione del tempo, compresi quelli attivati di default per gli adolescenti, vengono definiti facilmente eludibili e incapaci di portare a una riduzione o a un controllo significativi dell’utilizzo.  

Bocciati anche i controlli parentali, giudicati efficaci solo se i genitori e i tutori possiedono “adeguate competenze tecniche” e dedicano “tempo ed energie” per comprenderli appieno, requisiti che non tutti possiedono o hanno la possibilità di soddisfare. Questa asimmetria, per la Commissione, compromette l’efficacia delle tutele contro i rischi “intrinseci” legati a un design “concepito per creare dipendenza”.  

Giudicate insufficienti anche le iniziative di sensibilizzazione, come i suggerimenti e i link a risorse sulla salute mentale inseriti nella pagina del centro sicurezza, che non sembrano mitigare a sufficienza i rischi associati alla “dipendenza” su Facebook e Instagram. 

In questa fase dell’indagine, la Commissione chiede a Meta di modificare strutturalmente il design di entrambe le piattaforme. L’azienda dovrebbe disattivare di default le funzionalità che favoriscono la dipendenza, come la riproduzione automatica e lo scorrimento infinito, introducendo efficaci “pause dal tempo trascorso sullo schermo” e rimodulando i sistemi di raccomandazione affinché siano meno orientati a massimizzare il coinvolgimento esasperato degli utenti. 

Il procedimento parallelo della Commissione prosegue inoltre sui cosiddetti effetti rabbit hole (la spirale di contenuti) causati dagli algoritmi di raccomandazione, che potrebbero sfruttare la vulnerabilità e l’inesperienza dei minori, mentre lo scorso 29 aprile erano già state adottate conclusioni preliminari separate in merito alle misure di verifica dell’età per i minori di 13 anni. 

Ora la multinazionale guidata da Mark Zuckerberg potrà esercitare il suo diritto alla difesa, esaminando i documenti del fascicolo e rispondendo per iscritto alle conclusioni preliminari della Commissione. Parallelamente, la palla passerà al Comitato europeo per i servizi digitali che sarà consultato per un parere. 

“Tutelare la salute fisica e mentale dei cittadini europei – afferma la vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen – deve essere una priorità per le piattaforme di social media. Il regolamento sui servizi digitali fornisce un quadro chiaro per responsabilizzare le piattaforme in merito alla progettazione e agli effetti dei loro servizi, che possono indurre dipendenza. Siamo pienamente impegnati a far rispettare la nostra normativa in Europa”.