ROMA - La Rai sospende le repliche estive di “Report” mentre prosegue l’inchiesta sull’attentato compiuto il 16 ottobre davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci.
Il conduttore è la vittima, ma la vicenda è tornata al centro dell’attenzione dopo gli ultimi sviluppi investigativi, che coinvolgono Valter Lavitola, indicato dagli inquirenti come il presunto mandante, e il suo rapporto personale con Ranucci.
L’azienda non attribuisce responsabilità al giornalista: nella nota parla di una sospensione “cautelativa” in attesa che si faccia “piena chiarezza” su una vicenda definita “delicata e complessa”.
Secondo la Rai, la sospensione cautelativa della messa in onda serve a tutelare “un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico”. L’azienda precisa però che resta confermato l’appuntamento con la nuova stagione del programma, prevista a partire da novembre.
Ranucci ha reagito duramente, definendo la decisione “sconcertante”. In una nota diffusa dal suo avvocato Roberto De Vita, il conduttore parla di un provvedimento fondato su “congetture assurde” e non sulla tutela della trasmissione.
Per Ranucci, la scelta della Rai delegittima il lavoro della redazione e dei giornalisti che hanno realizzato “inchieste importanti in modo autonomo e indipendente”, considerate dal conduttore “un vero patrimonio per l’informazione e la democrazia”.
La scelta è stata contestata anche da tre consiglieri Rai, Alessandro Di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale, che parlano di “misura punitiva”. I tre chiedono trasparenza, “non vendette o censure”, e rivendicano il ruolo di “Report” come una delle principali trasmissioni di approfondimento del servizio pubblico.
Intanto proseguono le indagini sull’attentato compiuto lo scorso anno contro Ranucci. Gli investigatori hanno ascoltato come persona informata sui fatti la compagna di Gomes Clesio Tavares, ritenuto l’intermediario con il gruppo che fece esplodere l’ordigno davanti all’abitazione del giornalista.
È stata perquisita anche l’abitazione nel Napoletano dove Tavares, tuttofare di Valter Lavitola, viveva con la compagna prima di partire per il Camerun. La perquisizione punta a raccogliere elementi utili all’inchiesta della Procura di Roma.
Nei giorni scorsi era stata eseguita anche una perquisizione a carico di Lavitola, indicato dagli inquirenti come il presunto mandante dell’attentato. Secondo quanto emerso, l’ex editore era sotto casa con le valigie ed era pronto a lasciare l’Italia. Durante l’attività investigativa sono stati acquisiti tre cellulari, due pen drive e sette manoscritti con appunti.
Ranucci, parlando del suo rapporto con Lavitola, ha detto di non pentirsi dell’amicizia con l’ex editore. “Non mi pento del rapporto di amicizia”, ha dichiarato il conduttore, aggiungendo che “nel Parlamento ci sono tanti iscritti alla massoneria”.