CAGLIARI - Fiducia ritrovata, gol e un sogno azzurro da inseguire. Daniel Maldini è uno dei protagonisti del brillante avvio di stagione del Cagliari di Fabio Pisacane. In Sardegna, l’attaccante sembra aver trovato l’ambiente ideale per esprimere il proprio talento e dare continuità alle sue prestazioni. In un’intervista a Sky Sport, il 25enne racconta il momento positivo della squadra, il rapporto con l’allenatore e le ambizioni per il futuro, senza dimenticare il significato di un cognome che ha fatto la storia del calcio italiano.
“Siamo partiti subito con il piede giusto, siamo contenti e vogliamo continuare così”, racconta Maldini. “Speriamo di dare ancora di più. I quattro gol consecutivi? Di gol spettacolari non ce ne sono ancora stati, però credo che quello contro la Juve sia il più importante. Anche se non ha portato i tre punti, è stata comunque una partita molto bella”.
Cresciuto nel vivaio del Milan e già protagonista di diverse esperienze in Serie A, Maldini sembra aver trovato a Cagliari la serenità necessaria per mostrare le proprie qualità. “Ho trovato sicuramente grande fiducia da parte del club, dello staff e dei miei compagni. Credo che questa sia la cosa più importante per me, quella che mi permette di rendere meglio in campo”.
Un ruolo fondamentale lo ha avuto anche Pisacane, capace di costruire un ambiente in cui i giocatori possono esprimersi al meglio. “Credo che far stare bene un giocatore sia la cosa più importante. Se l’allenatore riesce a farlo sentire bene, automaticamente si innesca un grande meccanismo che può portare a grandi cose”.
Le prestazioni in rossoblù gli hanno permesso anche di ritrovare la Nazionale, seguendo le orme del nonno Cesare e del padre Paolo. Un’emozione particolare per chi è cresciuto con la storia azzurra in famiglia. “Sicuramente è motivo di orgoglio. Vestire la maglia azzurra credo sia il sogno di ogni ragazzo, soprattutto da bambino. Anche il fatto che, quando entri, ci siano le foto di mio papà o di mio nonno ti trasmette un’emozione veramente grande”.
Portare il cognome Maldini significa convivere inevitabilmente con aspettative e paragoni, ma Daniel ha imparato a vivere questa eredità con naturalezza. “Ormai credo che la questione del peso sia superata. È sempre stato così, quindi sono abbastanza abituato. Per me è più una felicità che un peso”.
Parole di apprezzamento anche per il commissario tecnico Roberto Mancini, che gli ha trasmesso serenità e fiducia. “Sono sicuramente molto contento. Il mister riesce a trasmetterti una tranquillità invidiabile perché, anche quando le cose non vanno per il verso giusto, sa come farti stare sereno e come aiutarti a farle andare nel modo migliore”.
Maldini ha imparato anche a convivere con le critiche, senza lasciarsi condizionare dai giudizi esterni. “Hanno sempre parlato tanto di me e credo sia normale. Il giudizio degli altri mi è sempre abbastanza scivolato addosso, quindi non mi importa molto”.
Più delicato, invece, il capitolo legato all’incidente d’auto e alle conseguenze che ne sono derivate. L’attaccante non si sottrae alle proprie responsabilità, ma vuole distinguere gli errori commessi dalle accuse che respinge. “Ho fatto una cavolata e giustamente pago per quello che ho fatto. Però credo sia giusto che io non paghi per cose che non ho fatto. La verità si sa. L’importante è che tutto questo sia passato e che la mia famiglia sia stata al mio fianco. Siamo andati avanti, ed è questa la cosa più importante”.
Nel corso dell’intervista trova spazio anche il rapporto con il padre Paolo, leggenda del Milan e punto di riferimento fin dall’infanzia. “L’ho sempre visto come un supereroe, anche se ho vissuto questa cosa in maniera abbastanza normale. Per me è sempre stato qualcosa di naturale, anche se magari non lo era”.
Ora, però, Daniel vuole continuare a scrivere la propria storia. Il presente si chiama Cagliari, mentre il grande obiettivo resta la maglia azzurra sul palcoscenico più importante. Il suo sogno è “giocare un Mondiale con l’Italia o essere comunque una parte fondamentale della Nazionale. Credo sia il sogno di ogni ragazzo”.