Un’intensa ora e mezza per 15 scoppiettanti esibizioni serali, con un totale di 1.125 minuti di puro spettacolo, dove il cabaret drag si mischia con il burlesque e il circo per creare un’esplosione - unica nel suo genere - di suoni e colori, dove la fluidità dell’essere fa da padrona. 

Martedì 30 settembre è ufficialmente iniziato Decadence: 10 Years of Yummy, lo zaffiro dell’annuale Melbourne Fringe Festival. In scena ogni sera fino al 18 ottobre (a eccezione di domenica 12 ottobre e lunedì 13 ottobre) all’iconico Meat Market di North Melbourne. Quest’anno la compagnia Yummy celebra la sua prima decade, portando in scena il meglio della loro produzione artistica, con la partecipazione di creativi tanto variegati quanto di fama internazionale. 

Tra questi, l’artista circense conosciuto a livello mondiale, Jarred Dewey; la regina dei cerchi e sensazione del circo, Hannie Helsden; Sydney World Pride, Supreme Queen, drag royalty, Cerulean; l’artista burlesque pluripremiata a livello internazionale, Velma Vouloir; la contorsionista ipnotica Soliana Ersie; la rinomata artista e diva, Milo Hartill, e il ballerino e artista drag d’avanguardia, Bendy Ben. 

E poi c’è Jandruze, DJ, costumista e artista multidisciplinare, l’unico membro della compagnia che affonda le sue radici in Italia, da parte di madre, tra la città d’arte italiana per antonomasia, Firenze, e la località che D’Annunzio descriveva “dall’arborato cerchio”, Lucca.  

Cresciuto a Berowra, in New South Wales, e ultimo di quattro fratelli, James Andrews, in arte Jandruze, mostra sin da piccolo un forte interesse per la musica. Supportato dai genitori, inizia il suo percorso artistico già da bambino, muovendo i primi passi tra la danza classica e il jazz. 

“Mia madre ha capito subito che fossi interessato solo a discipline creative. I miei fratelli, invece, erano già incentrati su carriere più standardizzate. Uno di loro, per esempio, lavora nel settore digitale, mentre una delle mie sorelle è infermiera”, ci spiega Andrews.

Al liceo, invece, si avvicina al teatro musicale, dove inizia anche a suonare il pianoforte. Una volta completati gli studi secondari, Andrews si sposta a Melbourne per frequentare il Victorian College of the Arts, dove studia danza. È durante il lungo periodo del lockdown di Melbourne che Andrews si dedica seriamente alle tecniche di mixaggio e diventa a tutti gli effetti un DJ.  Da allora non si è più fermato, collaborando con eventi di grande rilievo, non solo all’interno della comunità LGBTQIA+, come Rising Festival e Midsumma, esibendosi anche oltreoceano in Nuova Zelanda. Le specialità sonore di Andrews spaziano dalla musica house alla techno, “se la festa, e l’ambiente dove mi esibisco lo permettono”, fino ad arrivare ai ritmi e pattern dell’elettronica, dove ama anche pescare dal repertorio di musica dance italiana. 

“Ho una certa ossessione per la dance anni ‘70 e ‘80, cerco sempre la versione più pulita di vecchi vinili da poter digitalizzare e mescolare con musica elettronica. Amo molto suonare anche Miss Keta e Mahmood, cantanti contemporanei”, racconta.

Quando chiedo ad Andrews se ha modo di parlare l’italiano nella sua linea di lavoro, mi confessa che, suonando con artisti prevalentemente colombiani e argentini, da qualche anno ha sviluppato l’orecchio per lo spagnolo, che ha studiato anche al liceo.

“L’unica altra artista, di background italiano, che conosco a Melbourne è DJ Tanzer. È cresciuta a Roma e si è anche candidata come rappresentante per la Repubblica di San Marino all’edizione 2021 dell’Eurovision. Lei lavora molto a livello internazionale, ha collaborato con case discografiche di Milano. Anche lei è presente ai 10 anni di Yummy”, aggiunge.

Di queste due settimane di esibizioni canore dal vivo, numeri di contorsionismo, drag queen sui pattini a rotelle e trapezisti, quasi a richiamare la vibrante e colorita atmosfera che fa da contorno alle rapide scene di Romeo + Juliet di Buz Luhrmann, Andrews ama soprattutto il contatto con le persone. 

“Il Melbourne Fringe Festival è davvero una grande occasione per ritrovarsi dopo il lungo letargo invernale. La cosa più emozionante è avere di nuovo quell’interazione dal vivo con il pubblico”, confessa.

Non è tutto oro quel che luccica però, perché per arrivare a calcare il palco in forma smagliante e scintillante, intrattenendo il pubblico su ritmi musicali serrati e coreografie strabilianti, c’è tanto duro lavoro da fare nel backstage.

“È parecchio faticoso truccarsi. Se sono molto veloce, ci metto circa un’ora. Se voglio fare un bel lavoro, mi concedo almeno due ore. È un lungo processo, ma ne vale la pena. Alcuni artisti hanno truccatori personali, ma molte drag queen in Australia imparano da sole, anche per questioni economiche: non ci sono tantissimi ingaggi per artisti”.

Quando chiedo ad Andrews se si vede fare il DJ per tutta la vita, mi confessa che il pensiero di cambiare c’è, magari focalizzandosi di più sul ruolo di costumista, che già svolge. “Voglio ancora correre sui tacchi tra 10 anni? Sai, la schiena comincia a farmi un po’ male; quindi, prima o poi dovrò appendere i tacchi al chiodo. Andrò avanti finché la schiena regge”.