ROMA - Dalle proposte per migliorare la struttura del Club Italia al ruolo e il peso della Serie A, passando per stadi, sistema professionistico, dilettanti, giovani e arbitri. Tante le analisi e le proposte contenute nei programmi depositati dai due candidati alla presidenza della Figc, Giovanni Malagò e Giancarlo Abete, in vista dell’assemblea elettiva del prossimo 22 giugno. Per l’ex numero uno del Coni, la cui candidatura è stata sottoscritta dalla Lega di A, il programma federale “non dev’essere una somma di promesse rivolte a singole componenti”, bensì “un patto tra professionismo e dilettantismo, tra vertice e base, tra club e calciatori, tra allenatori e arbitri, tra calcio maschile e femminile, nella consapevolezza che il calcio è uno e deve rappresentare il fulcro dell’attività federale”. La federcalcio “deve accompagnare la Serie A senza invadere l’autonomia della Lega, ma assumendo il ruolo di garante dell’interesse generale”, si legge inoltre nel documento di Malagò.
Ampio spazio al tema della Nazionale: “Quando la filiera s’interrompe - si legge - la selezione tecnica è costretta a lavorare su una base più stretta, con margini ridotti e maggiore dipendenza dal ciclo favorevole di singole generazioni. Il profilo delle rappresentative italiane conferma il peso sportivo e mediatico del Club Italia, il cui patrimonio “va trattato come un asset strategico del sistema calcio, non soltanto come un calendario di competizioni”. Per questo il primo obiettivo “è ricostruire continuità tecnica tra attività giovanile, Club e Nazionali”. A proposito di Club Italia, Abete propone che “il responsabile del Club Italia non sia più il presidente federale o comunque un soggetto politico riconducibile al Consiglio Federale, ma siano dirigenti manager del mondo del calcio”, così da “fare un salto di qualità e di cambio rotta, relativamente a riti che si sono ripetuti da anni e che sono solo collegati ad un equilibrio di interessi da parte delle componenti federali”.
Quanto al funzionamento della Federazione, l’attuale presidente della Lnd, componente che ha sottoscritto la sua candidatura, osserva che “con questo quadro normativo, al di là della qualità del presidente eletto, risulta difficile operare nell’interesse dell’intero sistema calcio in assenza di una capacità di sintesi”. Abete menziona anche il tema della riforma dei campionati, sostenendo che occorra “seriamente individuare dei parametri, delle modalità che consentano in maniera programmata, senza facili scorciatoie lesive dei diritti di chi ha investito, di giungere a un ridimensionamento dell’area professionistica”.