ROMA - “Uno contro l’altro, praticamente amici”, oppure “Una poltrona per due”. Titoli cinematografici che ben fotografano un duello senza colpi bassi, ma anzi all’insegna del fair-play e del rispetto (sincero) reciproco.
Giovanni Malagò contro Giancarlo Abete: in palio, nell’Assemblea Elettiva di lunedì prossimo, la poltrona forse scomoda ma sicuramente prestigiosa di presidente della Federcalcio. “No, ansia non ne ho, perché nel tempo ho acquisito una mia capacità di controllare questo tipo di pressioni - spiega all’Italpress proprio Malagò, ex presidente del Coni e numero uno della Fondazione Milano Cortina 2026 - Scherzando anche con tanti atleti, ho cercato di raccontare che negli anni, magari anche con l’età che avanza e dopo tanti confronti di questo tipo, ci si abitua a convivere con gli impatti emotivi”.
Se lo ‘stress da elezione’ non è dunque un problema, “dove invece sicuramente c’è da fare una lunga, attenta e profonda riflessione - aggiunge nel merito Malagò - è sulle responsabilità, e sulle aspettative”.
Lunedì è il grande giorno ma ciò che preme all’imprenditore e dirigente sportivo romano, classe 1959, è evidenziare come questa competizione sia “atipicamente leale e signorile. Sappiamo che sono in ballo anche altre tematiche, ma ciò lo voglio veramente riconoscere a Giancarlo (Abete, ndr). È questo che lo sport, ed il calcio nello specifico, deve saper esprimere. E non è neanche una cosa così banale, purtroppo, all’interno del nostro mondo. Partiamo da questo presupposto: Giancarlo Abete è presidente (della Lnd, ndr), quindi rappresenta un movimento molto ampio, da solo ha dei numeri impressionanti rispetto anche a tutto il contesto, ovviamente, del pianeta calcio, dei suoi tesserati, delle società affiliate, con una percentuale di partenza significativa. Se il risultato finale dovesse darmi ragione, ho un obbligo non solo gestionale o sportivo, ma per certi versi anche morale di far sentire tutti uniti su un’unica barca. Dobbiamo remare tutti nella stessa direzione, perché sennò già i presupposti, vista la complessità della sfida, non ci sono”.
Tra le priorità del nuovo inquilino di via Allegri ci sarà la nomina del nuovo ct. Baldini ha valorizzato i giovani nelle ultime due amichevoli, Conte e Mancini (più il secondo del primo) sembrano i favoriti: “Innanzitutto, non c’è dubbio che Baldini, con due successi, ha dato morale al gruppo, all’immagine del Paese, anche e soprattutto con la vittoria in Grecia, valorizzando il nucleo storico dell’Under 21. Partiamo anche dal presupposto che proprio gli azzurrini hanno una stagione a dir poco importante perché, dopo la medaglia di Atene e la qualificazione a Pechino, non siamo più riusciti ad andare alle Olimpiadi e ritornarci sarebbe già un segnale significativo. Per quanto riguarda la panchina della Nazionale, non ho parlato con nessuno perché non sarebbe serio, visto che non so se diventerò presidente della federazione e perché bisogna anche vedere contesto, budget, situazioni, disponibilità. E poi qualche giornalista, giorni fa, mi ha suggerito, nel senso buono della parola, di prendere un allenatore che poi si è messo d’accordo con una società... Quindi, con il mercato, può succedere di tutto”.
Si dice sempre che le squadre italiane abbiano pochi giovani, e quei pochi che hanno giocano poco. Alla federazione si chiede di intervenire concretamente per invertire il trend: “Ma le norme, all’interno della dinamica sportiva, le famose Noif, si possono adottare sempre nel rispetto delle leggi europee. È chiaro che se uno fa un accordo tra le parti, in questo caso con le componenti, queste possono rispettarlo o meno, ma qui si vede anche la qualità delle persone. Credo che il fatto di essere partito come espressione della Serie A rappresenti qualcosa di diverso, di innovativo. Se si va a guardare la storia della federazione dagli anni 2000 in poi, sono sempre stati presidenti che vengono dal mondo o dei dilettanti o della Lega Pro e la Serie A, in questo senso, è quella che è maggiormente interessata nel contribuire a dare giocatori. Nella pallavolo, ad esempio, ci sono delle regole che sono state accettate e che, malgrado Bruxelles e l’Unione, ci hanno messo in condizione di diventare i primi al mondo, sia con gli uomini che con le donne...”.
Il Mondiale in Usa, Canada e Messico è già scattato ancora senza l’Italia, tanto che il presidente Fifa Gianni Infantino si è concesso una battuta che ha sollevato un po’ di critiche tra i tifosi azzurri: “Gianni è un collega del Cio e un amico, sa perfettamente, e non c’è neanche bisogno di dirlo, che la sua è stata una battuta che non gli è venuta bene. Gianni, senza poterlo dire, sarà sicuramente la prima persona a essere felice nel momento esatto in cui l’Italia ritornerà protagonista. Per ciò che riguarda il mio stato d’animo nel vedere un Mondiale senza la Nazionale, non provo né rabbia né tristezza. È come quando hai una pratica o qualcosa che prima o poi devi risolvere chiusa in un cassetto e tu continui a trovare degli alibi, delle scuse per non aprirlo. Per certi versi, è come se mi stessi disinteressando al Mondiale, faccio finta che non esista, anche se poi vado a vedere gli highlights, leggo le pagelle di alcuni giocatori o guardo il calendario delle gare. Ma la mia è una reazione totalmente legata proprio a quei due sentimenti: un po’ di rabbia e un po’ di tristezza”.
Una battuta infine, su Euro2032, che l’Italia organizzerà con la Turchia ma che vede il Belpaese in ritardo sul tema degli stadi: “Sono fiducioso perché Gravina e Ceferin sono stati sicuramente disponibili a trovare una giusta soluzione, tenendo conto di quello che è il nostro gap infrastrutturale e dell’impiantistica, soprattutto di un certo livello del nostro Paese, con questa dinamica del fifty-fifty con la Turchia. Quindi, dovessi avere dieci stadi con certi parametri, direi che oggi i problemi sono molti, ma se invece dobbiamo arrivare a cinque - conclude Malagò - tenendo conto che due-tre già ci sono, allora mi sento ottimista”.