PAVIA - Mentre in Procura a Pavia sono attese le convocazioni di chi, diciannove anni fa, lavorò alle indagini sul delitto di Chiara Poggi, emerge un nuovo capitolo sull’operato degli ex investigatori del Ris.
Un documento acquisito di recente nei laboratori di Parma sembra aprire nuovi interrogativi sull’inchiesta dell’epoca e potrebbe rafforzare la strada verso una richiesta di revisione della condanna definitiva a 16 anni per Alberto Stasi.
La nuova vicenda arriva dopo la chiusura dell’indagine con cui i pm pavesi puntano ora su Andrea Sempio, indagato per l’omicidio aggravato della giovane uccisa a Garlasco nel 2007, e rileggono il caso in una prospettiva favorevole a Stasi.
Dopo il caso del Dna sui pedali della bicicletta – con due esiti nulli che non sarebbero finiti nel fascicolo dell’epoca – nella la documentazione acquisita il 10 settembre al Ris di Parma è spuntata una relazione sulla personalità dell’allora studente bocconiano.
Il documento, di 13 pagine, riporta l’intestazione, l’indirizzo dello studio e la mail della psicologa e criminologa Alessandra Bramante. Contiene valutazioni su aspetti del carattere di Stasi, commenti investigativi e considerazioni sui verbali resi dall’allora indagato.
Da quanto risulta, però, non sarebbe mai stato richiesto dalla pm Rosa Muscio, allora in servizio a Vigevano, né depositato alle parti.
La dottoressa Bramante ha negato di avere redatto quel profilo. “Non ho mai fatto alcun profilo, se faccio relazioni metto data e firma”, ha spiegato, precisando di non avere mai avuto a che fare con Stasi e di non avere mai scritto una relazione di quel tipo su carta intestata, senza sottoscriverla.
Nel documento compaiono tre colonne con passaggi delle dichiarazioni rese da Stasi in tre verbali, tra il 13 e il 22 agosto 2007, davanti alla pm Muscio, che sarà tra le persone convocate a breve dagli inquirenti pavesi. Sulla base di quegli interrogatori, vengono indicati 17 punti per descrivere alcune presunte caratteristiche dell’allora fidanzato di Chiara: “tendenza narcisistica”, “freddezza”, “calcolatore”, “mancanza assoluta di emozioni” e “indifferenza estrema nei confronti della vittima”.
Nella relazione compaiono anche osservazioni sulle frasi di Stasi, definite in alcuni passaggi “riportate in modo meccanico come se fossero state imparate a memoria”, e sul modo in cui avrebbe parlato di Chiara, “come se non fosse mai stata la sua fidanzata”.
Per Dario Redaelli, esperto del pool dei consulenti della famiglia Poggi, potrebbe trattarsi di “un’attività di iniziativa della polizia giudiziaria”, i cui esiti non sarebbero stati formalizzati al pubblico ministero perché ritenuti non rilevanti.
Redaelli giudica però forzato collegare quel documento alla definizione, poi entrata nelle cronache, del “biondino con gli occhi di ghiaccio”, anche perché, sottolinea, la relazione “non è mai stata resa pubblica”.
Sul caso interviene anche il comandante generale dei Carabinieri, Salvatore Luongo. “Se la magistratura accerterà irregolarità o responsabilità individuali nel passato, la risposta dell’Arma sarà di totale collaborazione, di massima trasparenza e anche assoluta fermezza”, afferma.
Intanto, per la difesa di Stasi si allungano i tempi della richiesta di revisione. I legali Giada Bocellari e Antonio De Rensis continuano ad analizzare gli atti depositati dalla Procura di Pavia, dai quali, secondo la difesa, starebbero emergendo elementi a favore del quarantatreenne e nuove possibili irregolarità nelle indagini dell’epoca.
A questi si aggiungono le prove raccolte direttamente dai difensori, tra cui una destinata, secondo quanto anticipato, a fare “rumore”. Potrebbe trattarsi di una nuova testimonianza, ma i dettagli saranno resi noti solo al momento del deposito dell’istanza alla Corte d’Appello di Brescia.