BRUXELLES - Parigi e Berlino chiedono a Bruxelles un cambio di passo decisivo per tutelarsi di fronte al rischio di uno scontro commerciale con Pechino, proprio alla vigilia di colloqui chiave previsti nella capitale cinese. In una lettera indirizzata alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, e visionata dall’Afp, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz auspicano l’introduzione di un nuovo strumento giuridico che permetta all’Unione Europea, “se necessario”, di arrivare fino all’esclusione immediata dal mercato unico di beni e servizi provenienti da un Paese che conduca una guerra commerciale contro i Ventisette.
Le proposte franco-tedesche non citano esplicitamente la Cina, ma sono pensate proprio per scenari di forte tensione, come un’eventuale interruzione delle forniture di materie prime. Il meccanismo prospettato consentirebbe a Bruxelles di agire nel giro di pochi giorni, a meno che i 27 Stati membri non decidano di opporvisi a maggioranza qualificata.
L’iniziativa si inserisce in un clima di crescente attrito tra l’Ue e Pechino, esacerbato da un deficit commerciale europeo che ha ormai raggiunto una cifra vicina al miliardo di euro al giorno. Un’impennata che gli europei attribuiscono in larga parte a pratiche sleali condotte dalla Cina, tra cui sovraccapacità industriali sostenute da ingenti sussidi statali che mettono a repentaglio settori chiave dell’economia continentale, come l’automotive e il chimico.
Per tentare di risolvere la crisi in via amichevole, il responsabile dei negoziati commerciali dell’Ue, Maroš Šefčovič, si recherà a Pechino giovedì e venerdì prossimi su invito del ministro del Commercio Wang Wentao, con la speranza di strappare “risultati tangibili”. L’obiettivo degli europei è ottenere impegni su riduzioni volontarie delle esportazioni cinesi in comparti strategici, come i veicoli ibridi, oltre a un accesso rafforzato alle terre rare, i cui flussi verso l’esterno erano stati limitati da Pechino lo scorso anno.
Già a settembre Ursula von der Leyen aveva avvertito che il deficit commerciale “ha raggiunto un punto critico”, accusando questo “shock cinese” di alimentare “la deindustrializzazione” dell’Europa e minacciando: “useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per riequilibrare la nostra relazione”.
Sulla necessità di proteggere il mercato interno si esprime anche Ignacio Garcia Bercero, esperto dell’istituto Bruegel, che precisa all’Afp come un accordo volontario sarebbe “lo scenario ideale”, aggiungendo tuttavia che “se non fosse possibile trovare una soluzione attraverso il dialogo in un settore specifico, l’Ue non dovrebbe esitare a utilizzare gli strumenti a sua disposizione”. Secondo l’analista, “l’Ue dispone già degli strumenti necessari per combattere la concorrenza sleale; quello che manca è la volontà politica di utilizzarli”.
I leader europei ritengono tuttavia l’attuale arsenale commerciale troppo lento e macchinoso. Nel 2023 l’Ue si è dotata di uno “strumento anticostrizione” soprannominato “bazooka”, pensato contro i Paesi che esercitano pressioni commerciali, ma il suo impiego richiede l’accordo dei 27 a maggioranza qualificata e non è mai stato attivato. Per questo Parigi e Berlino puntano a un meccanismo più snello, ispirato alla “Section 301” statunitense, che consente di imporre dazi e sovrapprezzi in modo mirato e tempestivo sui prodotti provenienti da Paesi accusati di scorrettezze commerciali.
Dall’Eliseo sottolineano l’esistenza di un ormai diffuso “consenso” sulla “natura insostenibile degli squilibri” e sulla necessità di “abbandonare l’ingenuità“. In questo contesto, il deciso sostegno della Germania segna una svolta rilevante e testimonia la consapevolezza dell’urgenza di agire tra i Ventisette, superando le precedenti reticenze di Berlino, a lungo concentrata soprattutto sulla tutela delle proprie esportazioni automobilistiche verso il mercato cinese.
La proposta franco-tedesca verrà presentata a metà ottobre durante il prossimo vertice europeo a Bruxelles, con l’aspettativa che la Commissione elabori misure concrete entro la fine dell’anno.
Sul versante opposto, Pechino ha irrigidito la propria posizione, ipotizzando ritorsioni nel caso in cui l’Europa adotti qualsiasi “misura protezionistica o unilaterale”. A fine settembre, un portavoce del governo cinese ha avvertito che “se l’Ue insisterà nell’introdurre restrizioni discriminatorie nei confronti di aziende o prodotti cinesi, la Cina reagirà con fermezza per tutelare i diritti e gli interessi legittimi delle proprie industrie”.
Una fermezza dettata dalla determinazione di Pechino a salvaguardare le proprie esportazioni, pilastro su cui il Paese fa forte affidamento per compensare una fase economica interna complessa, segnata da una grave crisi del settore immobiliare. In passato, peraltro, Pechino non ha esitato a ricorrere a misure di ritorsione nell’ambito delle controversie con l’Europa, arrivando a colpire con sovratasse prodotti simbolo del commercio europeo come il cognac.