ROMA - “Non si può avere rimpianti nello sport, tanto più se arrivi secondo dietro ad avversari che hanno fatto percorsi importanti. In quattro anni ho vinto tanto e sono contento dei risultati. Non so se si potesse fare qualcosa in più però abbiamo raggiunto due finali di Champions League. Comunque, accetto le critiche, purché riguardino me e non i calciatori: mi hanno sempre dato tutto quello che avevano”. Simone Inzaghi si volta indietro, pensa alla “sua” Inter, quella che ha portato alla seconda stella, ma che nell’ultima stagione è andata a un passo dal vincere tutto per poi ritrovarsi a mani vuote.

Ma come detto nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, da parte sua nessun rimpianto. “Non cambierei niente. Noi avevamo un sogno: il triplete. Alla fine della stagione abbiamo pagato le 23 partite giocate in più rispetto al Napoli. Ma io rifarei tutto: l’Inter ha il dovere di competere a ogni livello. E poi le serate contro il Bayern e il Barcellona rimarranno nella mia mente più dei trofei. Sono state vittorie forse irripetibili”.

Poi la netta sconfitta in finale con il Psg. “Siamo arrivati alla partita senza troppe energie, sia fisiche che mentali: non è una giustificazione ma un dato di fatto. La delusione per lo scudetto perso ha pesato, minando l’autostima”.

“Il Psg è una grande squadra, come abbiamo visto anche l’altra sera contro il Bayern: ha indirizzato la finale con due gol e sfruttato la migliore brillantezza, mentre noi abbiamo provato a reagire e ci siamo disuniti. Ci fa male ancora aver perso così ma non possiamo dimenticare ciò che era successo prima, in Europa”, ha aggiunto il tecnico dell’Al Hilal, il club arabo che ha scelto dopo l’addio all’Inter che, assicura, non aveva comunicato alla squadra prima della finale di Champions. “Assolutamente no. Non avrei potuto farlo perché la decisione, molto sofferta per me e per la mia famiglia, non era stata presa. La verità è che è successo tutto molto velocemente: due giorni dopo Monaco ci siamo incontrati a casa di Marotta, alla presenza di Ausilio e Baccin. In quel contesto ho manifestato l’esigenza di cambiare, perché sentivo che si era chiuso un ciclo. Loro avrebbero voluto continuare con me ma hanno capito la scelta: ci siamo lasciati da amici e lo siamo ancora. Ma se avessimo vinto la Champions sarei rimasto all’Inter”.

Prima della finale disse che c’erano diverse offerte sul suo tavolo. “Lo dissi perché non sai mai come possono andare le cose e perché il mio dovere era non nascondere ai tifosi cosa poteva succedere. Anche in altre situazioni le richieste c’erano state e non le avevo mai accettate. Stavolta è andata diversamente: volevo provare una nuova esperienza”.

“In Arabia per soldi, non per ambizione? Oppure si va per conoscere una nuova realtà, per mettersi in discussione in un contesto diverso. Per fortuna non ho mai avuto problemi di denaro, non era quello che mi mancava. Avevo una casa meravigliosa a Milano dalla quale vedevo tutto, anche San Siro. La proposta mi ha convinto e ora eccomi qua, felice di esserci”, dice alla Gazzetta dello Sport spiegando che l’Italia non gli manca. “Sinceramente no. Da quando sono arrivato a Riad sono tornato solo quattro giorni a casa. Ho la mia famiglia, i miei genitori e i miei amici vengono spesso a trovarmi, non soffro di nostalgia. Le strutture sono ottime, compresa la scuola americana per i figli. L’organizzazione è perfetta, anche nel club. E anche io sto imparando l’inglese”.

I media sauditi hanno parlato di possibile esonero. “A me sembra che siano tutti contenti di me. Abbiamo fatto i quarti di finale al Mondiale per club, siamo ancora in corsa per il titolo in campionato perché abbiamo 5 punti di svantaggio ma dobbiamo ancora affrontare l’Al Nassr nello scontro diretto, dobbiamo giocare la finale di Coppa del Re... E soprattutto non abbiamo ancora perso una partita in stagione, perché l’eliminazione dalla Champions asiatica contro l’Al Sadd di Mancini è arrivata ai rigori. Non credo che esista nel mondo un allenatore ancora imbattuto”.

Inzaghi non teme di rimanere prigioniero del maxi stipendio ed essere ‘costretto’ a rimanere in Arabia. “Non credo proprio. Come dicevo prima, i soldi non sono mai al primo posto per me. Altri colleghi hanno allenato nella Saudi League e poi sono tornati in Europa. Quando sarà il momento, e non so individuarlo oggi, vedremo”.

Nel primo anno del post-Inzaghi l’Inter, in attesa che anche la matematica si arrenda all’evidenza, ha stravinto lo scudetto. “Sono stati molto bravi, vincere non è mai facile. E il merito è anche di Chivu. Conoscevo il gruppo e non avevo dubbi sulle capacità dei giocatori. Ma anche puntare su Cristian è stata una scelta giusta e io lo sapevo, perché lo avevo visto lavorare. Ora è giusto che l’Inter festeggi e che poi provi a vincere la finale di Coppa Italia”.

Rivendica il buon rapporto con Dimarco, ricorda che è stato lui a volere Zielinski e rende merito alla società che “si è mossa bene sul mercato, sia migliorando l’attacco sia ingaggiando Akanji che per la difesa è stato un ottimo rinforzo”.

Chiusura sulla finale di Coppa Italia che vedrà di fronte Lazio e Inter, le squadre del cuore di Inzaghi. “Per chi tiferò? Per nessuno. Mi siedo in poltrona e mi godo lo spettacolo. Sono due club che mi hanno dato tanto, quindi vinca il migliore. In una finale tutto può succedere, chissà”.