ROMA - La maggioranza supera il primo scoglio sulla nuova legge elettorale. L’Aula della Camera ha respinto con 229 voti contrari e 151 favorevoli le cinque pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni. Il voto, unico, si è svolto a scrutinio segreto.
Il passaggio era considerato un primo test dopo la battuta d’arresto di luglio, quando la maggioranza era andata sotto sulle preferenze. “Non ci aspettavamo un voto diverso”, commenta il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, secondo cui il clima tra i parlamentari era “abbastanza tranquillo”.
Qualche momento di trambusto si è registrato prima del voto, quando il presidente di turno Lorenzo Fontana è intervenuto più volte per chiedere ai deputati di votare “seduti”, perché alcuni si erano sollevati dalla propria postazione durante lo scrutinio segreto.
Le opposizioni hanno attaccato il testo, contestando soprattutto il premio di maggioranza, l’indicazione del candidato premier, le nuove regole sulle firme e il meccanismo delle preferenze.
Per Riccardo Magi, leader di Più Europa, la riforma è “un atto di prepotenza del governo” che “impedisce il gioco democratico”, e l’indicazione del candidato premier rischia di trasformarsi in “un vincolo giuridico” e di ledere i poteri del capo dello Stato.
Critico anche Edoardo Ziello, di Futuro Nazionale con Vannacci, che però non ha votato le pregiudiziali delle opposizioni. “Questa è una legge elettorale che scippa ancora di più la sovranità al popolo”, ha detto, definendo però “ridicole” le argomentazioni presentate in Aula contro il testo.
Il calendario prevede ora una nuova fase delicata. Lunedì 5 ottobre, nell’esame delle parti modificate dal Senato, il governo dovrebbe porre tre questioni di fiducia: sugli articoli 1 e 2, modificati con l’introduzione delle preferenze, e sull’articolo 3, relativo al collegio del Trentino. Non dovrebbe invece esserci fiducia sull’articolo 8, che estende ai caregiver il voto fuorisede, misura condivisa in modo bipartisan.
Dopo l’esame degli ordini del giorno, il voto finale sulla riforma è atteso tra il 7 e l’8 ottobre e sarà a scrutinio segreto. È quello il passaggio più temuto dalla maggioranza, che punta ad approvare il testo senza modifiche per evitare un nuovo ritorno al Senato.
In vista delle votazioni segrete, resta alta l’attenzione anche sulle tribune di Montecitorio. Dopo il caso delle “vedette” di luglio, quando alcuni dipendenti del gruppo FdI avevano seguito e registrato le mosse dei deputati di centrodestra per individuare i franchi tiratori, la tribuna centrale riservata ai giornalisti sarà interdetta agli staff.
Gli assistenti potranno chiedere l’accesso solo alle tribune laterali, firmando il codice che vieta riprese e fotografie improprie dei lavori d’Aula.
Da settembre, sui banchi dei deputati sono operativi i nuovi terminali di voto con display touch screen. Per gli scrutini segreti, però, resta in uso la pulsantiera con i tre tasti verde, bianco e rosso.
Un dettaglio tecnico che diventato politico, nel clima di sospetti che accompagna la riforma: molti parlamentari, si ragiona in Transatlantico, potrebbero infatti inserire nella pulsantiera solo un dito, per mostrare ai colleghi di avere rispettato l’indicazione del proprio gruppo.