WASHINGTON - Lo scacchiere del Golfo Persico torna a infiammarsi, mentre sono ancora in corso i fragili negoziati per un accordo bilaterale.

Nella notte, le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) hanno abbattuto quattro droni d’attacco iraniani “kamikaze” nello Stretto di Hormuz e hanno bombardato un centro di controllo a terra nella città portuale meridionale di Bandar Abbas.  

L’attacco chirurgico sulla costa, confermato da fonti anonime del Pentagono alla Cnn e al New York Times, ha neutralizzato una stazione radio che si apprestava a lanciare un quinto velivolo. L’operazione fa seguito ai raid di “autodifesa” sferrati all’inizio della settimana contro siti missilistici e navi posamine iraniane.

Un funzionario statunitense aveva gettato acqua sul fuoco, descrivendo l’azione come “misurata, puramente difensiva e mirata a preservare il cessate il fuoco”, evitando una ripresa dei combattimenti su vasta scala. 

La reazione militare di Teheran, tuttavia, non si è fatta attendere. Le Guardie della Rivoluzione Islamica (i Pasdaran) hanno annunciato di aver preso di mira, alle 4:50 del mattino (ora locale), la base aerea statunitense da cui sarebbe partito il raid contro Bandar Abbas.

Sebbene i media di Stato iraniani non abbiano specificato la localizzazione dell’obiettivo, le autorità del Kuwait (storico alleato di Washington nella regione) hanno confermato di aver dovuto rispondere ad attacchi combinati con missili e droni nelle prime ore di giovedì.  

Quasi contemporaneamente, l’emittente statale Irib ha riferito che le forze di sicurezza marittima iraniane hanno aperto il fuoco contro quattro imbarcazioni non identificate che tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz per entrare nel Golfo Persico “senza il necessario coordinamento”. Dopo aver ignorato i segnali radio, le navi sono state bersagliate da colpi di avvertimento che le hanno costrette a invertire la rotta. 

Sul fronte diplomatico, il ministero degli Esteri iraniano ha condannato duramente quelle che ha definito “palesi violazioni del cessate il fuoco” da parte di Washington. Il portavoce Esmaeil Baqaei ha dichiarato che l’Iran “adotterà tutte le misure necessarie per difendere la propria sovranità nazionale”, esprimendo al contempo solidarietà al vicino Oman, finito nel mirino della retorica della Casa Bianca dopo che il presidente Donald Trump ha minacciato di “farli saltare in aria”.  

Di fronte all’escalation, la Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, ha diffuso un messaggio in occasione dell’anniversario dell’Assemblea Consultiva Islamica, esortando il Parlamento e la popolazione alla massima compattezza. “Il piano cieco del nemico, dopo la guerra imposta, la pressione economica e l’assedio politico, è creare divisione e frammentazione sociale per compensare le sue sconfitte militari”, ha ammonito l’ayatollah, invitando l’intero fronte nazionale a evitare che le divergenze politiche interni si trasformino in un fattore di debolezza davanti alla minaccia statunitense.