PARIGI - Presidi aggrediti, incendi, trasporti interrotti e scontri davanti alle scuole. La protesta dei liceali francesi, nata per chiedere classi meno affollate, un incremento del corpo docente e strutture adeguate, si è ormai estesa a tutto il Paese, trasformandosi in un acceso scontro politico tra il governo e La France Insoumise. Le azioni registrate davanti ai licei hanno raggiunto quota novecento, coinvolgendo la totalità dei dipartimenti, mentre alla mobilitazione si sono uniti gli universitari, che sono riusciti a bloccare una trentina di campus. 

Iniziata la scorsa settimana nelle periferie parigine, la mobilitazione ha trovato il suo epicentro nel comune di Saint-Denis, a nord della capitale. All’inizio della settimana si erano già registrati scontri tra studenti e forze dell’ordine davanti al liceo Paul Éluard, dove l’intervento del sindaco e degli insegnanti (schieratisi in un cordone di sicurezza tra la polizia e i ragazzi) aveva evitato il peggio. Questa mattina, tuttavia, l’istituto è stato chiuso su ordine del prefetto, spingendo gli studenti a radunarsi davanti al vicino liceo Suger. 

Un professore di italiano del liceo Suger ha spiegato all’Adnkronos il clima che si respira nel comune: “Gli studenti francesi sono stanchi. Chiedono al governo di poter studiare in edifici che non siano fatiscenti, di avere un ritmo scolastico più sostenibile e di mettere fine al divario fra gli istituti di periferia e quelli dei centri città“. Il docente ha riferito che la manifestazione si è svolta in modo abbastanza pacifico pur sotto stretto controllo della polizia, vedendo poi l’adesione di diversi universitari. 

Le carenze strutturali e di personale rimangono il motore principale dei blocchi a livello nazionale. A Caen, la sedicenne Maelle ha raccontato all’Afp le ragioni della piazza: “Manifestiamo contro le classi troppo piene, contro questo governo che spende milioni per le custodie anti-telefono ma non investe nel riscaldamento, nell’aria condizionata o negli stipendi dei nostri professori”. A Strasburgo, il diciassettenne Raphael descrive aule da 35 studenti prive di risorse, con infiltrazioni d’acqua, servizi igienici insufficienti e temperature estive che raggiungono i 35 gradi in edifici ormai fatiscenti. 

Tra gli studenti emergono anche posizioni critiche verso i danneggiamenti e verso la gestione dell’ordine pubblico. Cèline, studentessa a Bordeaux, ha preso le distanze dai vandali affermando che la maggior parte di loro non appartiene all’istituto, ma ha contestato l’impiego di lacrimogeni e manganelli come unica risposta delle autorità. 

Sul fronte dell’operato delle forze dell’ordine, l’Igpn (l’organismo di controllo della polizia) ha aperto tre indagini dopo il ferimento di alcuni liceali durante i blocchi. Il ministro dell’Interno Laurent Nunez ha difeso l’operato degli agenti, parlando di un uso “molto proporzionato” degli strumenti in dotazione, in particolare dei gas lacrimogeni. 

Il caso ha infiammato anche il dibattito politico. Sul fronte dell’opposizione di sinistra, il leader socialista Olivier Faure ha denunciato “l’irresponsabilità del governo”, mentre Jean-Luc Mélenchon ha ribadito che il suo partito invita a “metodi di lotta non violenti”. Dal centrodestra, invece, Bruno Retailleau, candidato dei Républicains all’Eliseo, ha chiesto di mettere formalmente al bando La France Insoumise. 

Per tentare di disinnescare le proteste, il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha proposto l’apertura di una piattaforma di consultazione rivolta a tutti i liceali e ha programmato un incontro con le associazioni degli studenti e dei genitori. 

A soffiare sul fuoco delle contestazioni è però arrivato il nuovo progetto di bilancio, che introduce quote annuali di iscrizione pari a 178 euro per gli studenti senza borsa di studio dei percorsi tecnici superiori (Bts) e a 270 euro per quelli delle classi preparatorie alle grandes écoles. La misura è stata definita una vera e propria “provocazione” da parte della sinistra e del sindacato Cgt. Una nuova giornata di mobilitazione nazionale è già stata proclamata per il 6 ottobre.