MADRID - Proseguono senza sosta le operazioni di soccorso e di rimozione dei detriti sul luogo del tragico incidente ferroviario di Urda, nella provincia di Toledo, lungo la linea ad alta velocità Madrid-Siviglia. Le squadre di emergenza, composte da centinaia di operatori tra cui 250 uomini dell’Unità Militare di Emergenza (UME), hanno lavorato anche durante la notte sotto potenti riflettori per tagliare i vagoni metallici e sono riuscite a spostare uno dei convogli finiti nella scarpata. Nel frattempo, droni ed elicotteri sorvolano l’area per individuare eventuali dispersi e supportare le complesse operazioni sul campo. 

Da questa mattina la Spagna ha iniziato tre giorni di lutto nazionale, disposti dal governo in segno di cordoglio per le vittime dell’incidente, tra le peggiori catastrofi ferroviarie della storia moderna europea. 

Il bilancio delle vittime accertate è salito a 69 morti in seguito al decesso di una donna ricoverata nell’ospedale di Ciudad Real. Tra le persone che hanno perso la vita figura anche una giovane cittadina argentina, Ana Conte, prima vittima straniera identificata, per la quale l’ambasciata di Buenos Aires ha espresso profondo cordoglio. 

I dati sanitari indicano che circa una cinquantina di feriti restano ricoverati negli ospedali della Castiglia-La Mancia, mentre altri 56 sono stati dimessi. Sul fronte dei dispersi, le denunce formalizzate dalle famiglie sono attualmente 64. 

Per quanto riguarda i cittadini italiani, la Farnesina ha aggiornato il quadro: le connazionali attualmente disperse sono due e non tre. Una terza italiana che viaggiava sul treno Renfe si è infatti messa in contatto con il Consolato di Madrid per confermare di stare bene. Complessivamente, sono cinque i passeggeri italiani recuperati in condizioni stabili dai due treni: quattro di loro (originari di Sassari, Bergamo, Roma e Cosenza, tutti iscritti all’AIRE) sono in buone condizioni, mentre un quinto, fratello di una delle disperse, si trova ricoverato in ospedale ed è stato raggiunto dal console d’Italia per ricevere assistenza. 

Il ministero della Giustizia spagnolo coordinerà l’identificazione delle salme tramite campioni di DNA in raccordo con le ambasciate. La presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, ha espresso la propria vicinanza: “Desidero esprimere la mia personale vicinanza e quella del governo italiano alle famiglie delle connazionali che risultano ancora disperse a seguito del tragico incidente ferroviario che ha colpito ieri la Spagna. In questa direzione prosegue l’impegno senza sosta della Farnesina per fornire tutta l’assistenza necessaria in queste ore così drammatiche”. 

Le istituzioni si sono strette attorno al territorio colpito. Nel primo pomeriggio è atteso l’arrivo a Toledo del re Felipe VI e della regina Letizia per far visita ai feriti presso l’ospedale universitario cittadino. Il primo ministro Pedro Sánchez si trova a Urda per seguire i soccorsi e ha presieduto a Toledo una riunione di coordinamento del Centro di Coordinamento Operativo Integrato (CECOPI), affiancato dal ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska e dal presidente regionale Emiliano García-Page. 

“Tutta la Spagna è in lutto”, ha affermato Sánchez, sottolineando che “vite sono state sconvolte, famiglie distrutte, il dolore è immenso”. Il premier ha garantito che “l’intero Stato è pienamente mobilitato” su tre direttrici: la gestione dell’emergenza con l’identificazione delle vittime, le indagini tecniche sulle cause e l’erogazione dei risarcimenti materiali ai familiari colpiti. 

Sul piano politico, il Frente Amplio ha annunciato che chiederà una comparizione urgente in Parlamento del ministro dei Trasporti, Óscar Puente. Contemporaneamente, il sindacato dei macchinisti (Semaf) ha confermato lo sciopero di categoria già in programma per rivendicare maggiori standard di sicurezza sull’intera rete ferroviaria. 

L’indagine sulla dinamica dello scontro punta a chiarire la catena di decisioni che ha portato il treno ad alta velocità della compagnia statale Renfe, con 397 passeggeri a bordo, a tamponare con estrema violenza il convoglio della compagnia privata Iryo, che trasportava 147 passeggeri ed era rimasto fermo sui binari a causa di un guasto informatico. La forza dell’impatto ha scaraventato diverse carrozze fuori dalla sede ferroviaria. 

Il ministro Óscar Puente ha attribuito la responsabilità dell’accaduto a un “errore umano”, indicando l’operato di un addetto della centrale operativa di Atocha a Madrid che ha autorizzato il treno Renfe a riprendere la marcia normale. Puente ha spiegato che, in caso di guasto ai sistemi automatici, la gestione passa al centro di controllo attivo 24 ore su 24, ma in questo caso è stata presa una decisione “inspiegabile”, concedendo il via libera senza alcuna limitazione di velocità nonostante il treno Iryo fosse immobile poco più avanti. Le registrazioni audio delle conversazioni tra controllori e macchinisti confermano la concessione del via libera al convoglio sopraggiungente. 

A complicare il quadro delle responsabilità è un’inchiesta pubblicata dal quotidiano El Mundo. Già il 6 maggio scorso, un gruppo di professionisti di Adif addetti alla gestione del traffico aveva inviato una lettera formale all’Agenzia Statale per la Sicurezza Ferroviaria (AESF), organo dipendente dal ministero dei Trasporti. Nel documento, firmato da José Carlos Gutiérrez, coordinatore generale del sindacato del traffico ferroviario (SCF), si segnalava che la crescente stanchezza del personale delle centrali operative rischiava di compromettere la sicurezza dell’intera rete. 

La missiva chiedeva tutele affinché “il personale addetto alla regolazione e al controllo del traffico non superi limiti che, a causa della stanchezza, potrebbero compromettere la sicurezza ferroviaria”. Si trattava della seconda segnalazione inviata dal sindacato, dopo una prima lettera risalente all’aprile 2021 rimasta senza riscontro, così come un ulteriore sollecito inviato nel dicembre 2021 all’allora ministra Raquel Sánchez e alla presidenza di Adif. 

Nonostante il Regio Decreto 929/2020 imponesse ad Adif di fissare parametri specifici sui turni e sui riposi del personale dei centri di controllo, la società ha approvato le relative istruzioni tecniche solo nel novembre 2025. Secondo quanto contestato dall’SCF nella lettera di maggio, la nuova regolamentazione ha rappresentato un peggioramento delle condizioni di lavoro: la durata massima della giornata lavorativa nei centri di controllo è stata infatti innalzata da sei a otto ore. 

Il sindacato ha inoltre denunciato la gestione formale delle pause: la sosta di venti minuti prevista per il pasto e le pause di dieci minuti dall’uso degli schermi ogni due ore finiscono per essere sistematicamente monetizzate e non fruite a causa dell’eccessivo carico di lavoro. In questo contesto, pesanti critiche sono giunte anche dal sindacato per la diffusione a mezzo stampa degli audio delle conversazioni tra gli operatori della centrale di Atocha e i macchinisti.