TEHERAN - Nuova fiammata di tensione nelle acque dello Stretto di Hormuz. Tre petroliere sono andate in fiamme dopo aver urtato contro mine navali iraniane: a renderlo noto sono stati gli stessi Pasdaran, secondo quanto riportato da Al Jazeera. La Marina dei Guardiani della Rivoluzione sostiene che le imbarcazioni stesse stessero transitando lungo una rotta meridionale non autorizzata. 

“Le petroliere hanno spento tutti i loro sistemi radar e di navigazione e stavano cercando di abbandonare la rotta meridionale non autorizzata dello Stretto di Hormuz, ignorando gli avvertimenti della Marina dell’Irgc”, ha riferito l’agenzia di stampa iraniana Tasnim News. 

Sullo sfondo dell’escalation marittima, Washington prepara i propri partner regionali a un imminente sviluppo militare. Secondo quanto riferito da due diplomatici informati al Times of Israel, funzionari statunitensi hanno avvertito diversi Paesi mediorientali e alleati della regione di tenersi pronti a una potenziale ripresa delle azioni militari contro l’Iran subito dopo le elezioni di medio termine della prossima settimana negli Stati Uniti, oltre a considerare la possibilità che Teheran tenti azioni di rappresaglia nei loro confronti. 

Le indiscrezioni confermano quanto già rivelato dal Wall Street Journal, secondo cui gli Stati Uniti hanno informato diversi Paesi arabi del Golfo di prepararsi a una breve ma intensa offensiva militare contro l’Iran all’indomani del voto di midterm del 3 novembre. 

Sul fronte diplomatico e dei contatti diretti, il vicepresidente Usa J.D. Vance ha inviato una lettera al capo della sicurezza nazionale iraniana Rezaei, uno dei massimi responsabili della sicurezza a Teheran e figura con un canale diretto con la Guida Suprema Mojtaba Khamenei. Come rivelato da Axios sulla base di fonti ufficiali statunitensi, si tratta del contatto di più alto livello avvenuto tra i due Paesi negli ultimi mesi, giunto proprio mentre il presidente Donald Trump valuta la ripresa di importanti operazioni di combattimento in territorio iraniano dopo il passaggio elettorale. 

Nella missiva, inviata su suggerimento dello stesso Vance e con il pieno entusiasmo di Trump, il vicepresidente Usa avrebbe chiarito che qualsiasi trattativa volta a scongiurare attacchi militari statunitensi “richiederà discussioni riguardanti la questione nucleare”. 

Il tentativo di riavviare un canale negoziale si scontra tuttavia con posizioni ancora distanti. Teheran pone come condizione preliminare alle trattative la rimozione del blocco navale statunitense, lo sblocco dei fondi congelati e il via libera alla ripresa delle vendite di petrolio. Da parte loro, gli Stati Uniti esigono che l’Iran riprenda preventivamente i negoziati sul dossier nucleare prima di poter ottenere un qualsiasi allentamento delle sanzioni.  

Interpellato dai giornalisti in merito alla lettera inviata da Vance, Trump ha preferito ridimensionarne la portata strategica, affermando: “In sostanza, si tratta di far arrivare rifornimenti destinati ad aiutare le persone che non stanno bene”, presentando l’iniziativa come un tentativo di facilitare l’invio di forniture mediche necessarie.