WASHINGTON - Si inasprisce la spaccatura diplomatica tra Washington e Kiev. In un’intervista rilasciata all’emittente Newsmax, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha criticato apertamente il leader ucraino Volodymyr Zelensky, definendo “una vergogna” la ripresa delle incursioni contro le raffinerie petrolifere russe e imputando a queste offensive l’aumento dei prezzi mondiali dell’energia.
“Non sono un grande fan” del leader ucraino, ha dichiarato Trump, spiegando che a suo avviso “Zelensky non è una persona con cui sia facile trattare per noi” e che negoziare con lui risulta “più difficile che farlo con il presidente russo Vladimir Putin”.
Analizzando il vicolo cieco diplomatico, il tycoon ha aggiunto: “Dovrebbe finire presto. Credo che, in realtà, entrambi vorrebbero vederla finire. Ma trovo che sia più difficile trattare con Zelensky che con Putin. Come sapete, Putin odia Zelensky e Zelensky odia Putin. E quando c’è questo odio, è molto difficile arrivare a una soluzione”.
Il presidente statunitense ha quindi ipotizzato la necessità di un passaggio elettorale a Kiev: “Credo che servano delle elezioni, perché nessuno mi dice che gli ucraini siano soddisfatti di vedersi piovere missili sui propri condomini”.
Condannando le azioni militari di Kiev sulle infrastrutture energetiche russe, Trump ha ribadito: “Se mi dite che Zelensky sta colpendo di nuovo le raffinerie, l’unico risultato è un aumento del prezzo mondiale del petrolio. Beh, credo che sia una vergogna. Ci sono molti altri obiettivi... Ci sono altri obiettivi che si possono colpire”.
I rapporti tra le due amministrazioni registrano una forte contrazione dopo che Washington ha allentato le sanzioni contro Mosca in cambio dell’immissione di ingenti quantitativi di diesel russo sui mercati globali.
Ampio spazio nell’intervista è stato dedicato anche ad altri scenari internazionali. Rispondendo a una domanda sulla fiducia riposta nel primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il leader Usa ha risposto che “nel mondo della politica, non mi fido di nessuno”.
Sul fronte mediorientale, Trump ha chiarito che non ordinerà l’uso di armi nucleari contro l’Iran e che non prevede l’invio di truppe di terra statunitensi nella Repubblica islamica, sottolineando al contempo di aver affrontato il tema del disarmo nucleare con Russia e Cina.
Ad alimentare ulteriormente la rabbia a Kiev sono stati i recenti malfunzionamenti di Starshield (il pacchetto militare della rete satellitare fornita da SpaceX), fondamentale per coordinare la difesa aerea, condurre la campagna di “attacchi a medio raggio” nei territori occupati e pilotare i droni intercettori (mentre l’uso della rete all’interno del territorio russo resta vietato, così come il sistema civile Starlink non viene impiegato per operazioni offensive).
Secondo quanto riportato dal Kyiv Independent e da Reuters, che citano funzionari statunitensi e occidentali sotto anonimato, l’ordine di fissare un limite di velocità a 160 chilometri orari per i sistemi militari è partito direttamente dalla Casa Bianca. La misura, accompagnata da instabilità del segnale, ha provocato l’interruzione delle operazioni al fronte.
Il consigliere presidenziale ucraino Serhii “Flash” Beskrestnov ha confermato che “diverse” missioni militari sono state gravemente compromesse. Funzionari della difesa hanno inoltre riferito che gli Usa avevano minacciato di sospendere la condivisione dell’intelligence qualora l’Ucraina non avesse fermato i raid a lungo raggio contro le raffinerie russe.
Sul caso è intervenuto Elon Musk (il quale ha a sua volta auspicato la sostituzione di Zelensky alla guida del Paese), respingendo ogni responsabilità diretta di SpaceX: “I sistemi Starshield sono di proprietà e sotto il controllo del governo degli Stati Uniti. Qualsiasi limite di velocità o di utilizzo è deciso dall’esercito statunitense e, in ultima istanza, da POTUS”, ha chiarito l’imprenditore riferendosi a Trump.
Dal canto suo, Zelensky ha giustificato la ripresa dei raid spiegando al Financial Times che la pausa negli attacchi alle raffinerie era “finita”, dal momento che Mosca non stava rispettando la tregua sulle infrastrutture energetiche prospettata da Trump.
Durante la sua visita a Bruxelles, dove ha incontrato il Segretario Generale della Nato Mark Rutte, il presidente francese Emmanuel Macron e i leader Ue, Zelensky ha accusato il Cremlino di aver sferrato “l’ennesimo vile attacco con droni contro le infrastrutture energetiche ucraine” a Lutsk e a Kiev (dove la compagnia Dtek ha dovuto applicare blackout d’emergenza), approfittando dei blocchi a Starlink per causare la massima distruzione.
“La Russia ha ignorato in modo plateale la proposta del presidente Usa di una tregua energetica”, ha rimarcato Zelensky, chiedendo “più pressione reale sulla Russia e più sostegno alla difesa dell’Ucraina”.
I leader europei hanno espresso compatto sostegno al presidente ucraino. Macron ha definito “cruciale” garantire a Kiev “tutti i mezzi necessari per proteggersi”, mentre il primo ministro polacco Donald Tusk ha diffuso un messaggio rassicurante: “Posso rassicurarvi, cari amici ucraini e presidente Zelensky: NON SIETE SOLI”.
Sul fronte opposto, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha accusato Kiev di far deragliare la diplomazia Usa: l’Ucraina “continua a lanciare attacchi contro queste strutture. Questo entra in serio conflitto con gli sforzi di pace degli Stati Uniti e dei negoziatori Usa, che stanno compiendo sforzi vigorosi per avviare il processo di pace”. Le autorità russe hanno segnalato la ripresa delle incursioni e un incendio in una raffineria a sud di Mosca.
Nelle ultime ore le forze ucraine hanno sferrato un attacco su vasta scala con droni nelle regioni di Mosca, Rostov e Vladimir. Secondo i canali di monitoraggio ExileNova+ e SuperNova+, tra i bersagli figura il data center del colosso tecnologico russo Yandex nella regione di Vladimir (a circa 500 chilometri dal confine), dove i residenti hanno filmato forti esplosioni e l’azione della contraerea.
Il governatore locale ha sostenuto che le forze russe hanno respinto un attacco contro un impianto di riscaldamento, mentre il Ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver colpito un sito logistico e una petroliera nella regione di Odessa.
Mentre i bombardamenti russi sulla capitale e sulle città ucraine intensificano i disagi e il numero di vittime tra i civili, gli abitanti di Kiev esprimono amarezza per il posizionamento di Washington. “Che vengano a vivere qui per due o tre giorni. Tutti questi attacchi notturni, quello che la gente sta passando qui: blackout, niente elettricità. E allora forse vedrà tutto questo in modo diverso”, ha dichiarato all’Afp Alyona Nikitina, cittadina di 30 anni.