MELBOURNE - Nella elegante cornice di Domain Road, tra gli alberi e le villette storiche di uno dei quartieri più prestigiosi di Melbourne, si chiude una pagina importante della presenza culturale italiana in Australia.
La storica sede dell’Istituto Italiano di Cultura – la Elm Tree House – è ufficialmente in vendita. Una decisione destinata a far riflettere, che nelle ultime settimane ha riacceso il dibattito all’interno della comunità italiana del Victoria, sospesa tra nostalgia, interrogativi, ma soprattutto aspettative per il futuro.
Per generazioni di italiani e italofili, quell’edificio non è stato soltanto uno spazio istituzionale. È stato un luogo di incontro, di lingua, di cinema, di conferenze e relazioni; una sorta di presidio identitario dove l’Italia, a migliaia di chilometri di distanza, continuava a prendere voce attraverso la cultura.
Non senza emozione, molti membri della comunità hanno accolto la notizia della vendita come la fine di un’epoca.
Eppure, dietro quella scelta, si apre ora una nuova fase che il Consolato Generale d’Italia a Melbourne presenta come un progetto di rilancio e non di ridimensionamento.
“La scelta di vendere è stata presa anni fa”, spiega la Console Generale per il Victoria e la Tasmania, Chiara Mauri, ricostruendo una vicenda complessa fatta di vincoli tecnici, normative e valutazioni strutturali.
“L’immobile ha avuto e continua ad avere problematiche importanti. A un certo punto ci si è resi conto che gli interventi necessari per renderlo nuovamente compatibile con la normativa italiana e australiana avrebbero richiesto un investimento troppo elevato”.
A pesare non sarebbero stati soltanto gli aspetti strutturali. La stessa natura dell’edificio – nato come villa residenziale – avrebbe nel tempo imposto limitazioni incompatibili con la funzione moderna di un istituto culturale.
Capienza ridotta, difficoltà logistiche, assenza di parcheggi e collegamenti non ottimali con il resto della città sono diventati, col passare degli anni, un ostacolo sempre più evidente.
“È sicuramente un immobile di grande prestigio e con una storia importante – sottolinea Mauri –, ma probabilmente non rappresenta la sede ideale per un Istituto di Cultura destinato a ospitare eventi con continuità e apertura al pubblico”.
Da quasi tre anni, infatti, la struttura non è più utilizzata nemmeno per gli uffici del personale, trasferiti all’interno del Consolato Generale dopo che il ministero degli Affari Esteri ne aveva dichiarato la non agibilità.
Una vicenda delicata, dal forte valore simbolico, che però – nelle intenzioni della Farnesina – dovrebbe tradursi in un tassello significativo di un progetto più ampio e strutturato.
“L’obiettivo del governo italiano oggi è ridare slancio all’Istituto Italiano di Cultura di Melbourne – afferma la Console –. La vendita rappresenta il primo passo verso una nuova sede più grande, moderna e pensata realmente per le esigenze della comunità”.
Il sogno, racconta Mauri, è quello di creare una vera ‘Casa Italia’: uno spazio contemporaneo, facilmente raggiungibile, dotato di parcheggio, sale espositive, aree per proiezioni e cineforum, aule per i corsi di lingua italiana e ambienti in grado di ospitare con continuità iniziative culturali di ampio respiro.
Un luogo, insomma, capace di interpretare il ruolo che oggi gli Istituti Italiani di Cultura sono chiamati a svolgere nel mondo e che non può essere limitato a quello di semplice vetrina istituzionale, ma laboratorio vivo di diplomazia culturale, promozione linguistica e dialogo internazionale.
Nel frattempo, nonostante l’assenza di una sede dedicata, l’attività dell’Istituto continua. “Operiamo in una situazione non ideale – ammette la Console –,ma continuiamo a organizzare corsi ed eventi, privilegiando iniziative di grande visibilità”.
Dal coinvolgimento nella mostra Rome: Empire, Power, People al Melbourne Museum alla partecipazione all’Italian Film Festival, passando per collaborazioni accademiche e culturali, il Consolato e l’Istituto stanno cercando infatti di mantenere viva una presenza costante nel panorama culturale cittadino.
Manca però quella programmazione capillare fatta di appuntamenti settimanali, cineforum, incontri e attività quotidiane che per anni aveva rappresentato il cuore pulsante dell’Istituto.
Ed è proprio su questo fronte che arriva una notizia destinata a rassicurare la comunità: è stato infatti nominato il nuovo direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Melbourne. Si tratta di Stefano Scaramuzzino, attuale direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona, che dovrebbe assumere l’incarico entro l’autunno australiano.
“Ho accolto questa nomina con grandissimo entusiasmo – confida Mauri –. Avere finalmente una figura dedicata al cento per cento all’Istituto significa poter tornare a costruire una programmazione culturale strutturata e continua”.
Una visione che guarda oltre le difficoltà degli ultimi anni e che punta a restituire all’Istituto una dimensione pienamente contemporanea: un luogo aperto, vivo, facilmente accessibile, dove cultura, lingua e comunità possano tornare a incontrarsi quotidianamente.