L’Italia è un Paese che non smette mai di sorprenderci: un territorio, da nord a sud, di una bellezza disarmante. È il Paese con più siti Unesco al mondo, eppure, anche quando li visitiamo, raramente riusciamo a vedere davvero ciò che questi luoghi custodiscono: ci muoviamo per inerzia stretti in corridoi di folla, sospinti da fiumi di curiosi tra stradine congestionate, incapaci di apprezzare fino in fondo, nel brulichio di turisti, ciò che un affresco antico o un tempio diroccato tentano ostinatamente di offrirci.

Ed è proprio a partire da questo desiderio di uno sguardo più intimo e meno distratto, che al Co.As.It. di Melbourne – fino al 23 dicembre – ai visitatori viene concessa una grazia rara: la possibilità di accedere, almeno con l’immaginazione, a uno dei siti archeologici più affascinanti al mondo, quello dell’antica Pompei, grazie alla mostra Inside Pompeii: Origins of a European Way of LifePhotographs by Luigi Spina. Il rinomato fotografo italiano Luigi Spina ha realizzato, difatti, queste opere nel cuore del lockdown, quando, durante la pandemia, il sito era chiuso, svuotato dalla sua folla.  Il risultato straordinario è visibile nelle trentotto immagini a grande formato che accompagnano, nella sede di Carlton, il visitatore attraverso case, stradine e spazi quotidiani dell’antica città, catturando un attimo di quiete assoluta e riportando lo spettatore contemporaneo indietro di due millenni.

“Per molti di noi qui presenti, le storie, le immagini e i colori del passato non risuonano come lontana archeologia, ma come qualcosa di profondamente personale – ha asserito l’ambasciatore europeo Gabriele Visentin, durante la presentazione della mostra al Co.As.It., lo scorso 21 novembre –. Perché il patrimonio culturale vive attraverso le persone e le storie che si raccontano attorno a una tavola, attraverso la lingua, le tradizioni, i valori culturali che portiamo con noi ovunque andiamo”. Nel corso della serata, un caloroso benvenuto all’ambasciatore e al pubblico è stato espresso anche dagli altri relatori: Paolo Baracchi, direttore del programma culturale del Co.As.It., Vincent Volpe, presidente dell’organizzazione, e la console generale per il Victoria e la Tasmania, Chiara Mauri. I loro interventi hanno contribuito a contestualizzare il valore dell’iniziativa.

L’esposizione – punta di diamante della diplomazia culturale dell’Unione Europea, presentata dalla Delegazione dell’UE in Australia – si inserisce infatti nelle iniziative di politica estera dell’Unione: alla base, una visione della storia come matrice viva che ha modellato l’identità del vecchio continente. Così mosaici minuziosi, oggetti di uso quotidiano e spazi pubblici monumentali si trasformano in analogie sorprendenti con la vita moderna, e Melbourne – con il suo profondo patrimonio europeo – diventa il luogo ideale per questo dialogo. L’impatto visivo dei grandi pannelli è immediato: l’occhio esperto di Spina, con il suo gioco sottile di chiaroscuri e la resa intensissima delle tonalità, grazie a una lente fotografica davvero speciale e alla luce naturale, restituisce alle pietre laviche una presenza quasi corporea, trascinando lo spettatore dentro gli scorci dell’antica città vesuviana.

A margine della presentazione, l’ambasciatore Visentin ci ha spiegato con chiarezza perché la mostra su Pompei sia oggi uno strumento diplomatico così efficace. Per l’Unione Europea il sito archeologico è difatti un emblema di significati di radici e di appartenenza, che risuonano anche nell’identità australiana. “L’Unione Europea è il primo blocco economico e commerciale – ha ricordato –, ma non è soltanto questo: è anche una superpotenza culturale”.

Nel suo ragionamento emerge un filo costante: economia e cultura non sono compartimenti stagni, ma due forze che si alimentano reciprocamente. E se i numeri confermano un interscambio robustissimo fra le due realtà – 160 miliardi di dollari australiani solo lo scorso anno – la dimensione culturale non può essere un semplice ornamento, bensì la grammatica profonda delle relazioni tra i due continenti. “Condividiamo i valori della democrazia, dello Stato di diritto, e del rispetto della diversità – ha osservato Visentin –. E questi valori derivano anche da un’identità culturale comune, frutto di secoli di storia condivisa”.

È qui che Pompei diventa un ponte privilegiato: un’eredità europea che oltrepassa i confini geografici e parla direttamente agli australiani, il 70% dei quali ha radici nel vecchio continente. Un dato anagrafico, con un forte impatto emotivo. “Quando un australiano si riconosce erede di una storia di cui può essere orgoglioso, questo diventa un elemento molto importante della relazione Australia–Unione Europea”, ha aggiunto l’ambasciatore.

Tra gli obiettivi dichiarati della Delegazione, c’è anche quello di colmare un divario percettivo: molti discendenti degli emigrati europei conservano un’immagine dell’Europa cristallizzata nel tempo, filtrata dal momento dell’addio di genitori o nonni. Una fotografia in bianco e nero, ben lontana dalla realtà attuale di un’Organizzazione dinamica e complessa. “Non mi sorprende che la diaspora non abbia una piena consapevolezza di ciò che è oggi l’Unione Europea – ha ammesso l’ambasciatore –, ma la responsabilità è anche un po’ nostra, se non facciamo abbastanza per rendere visibili le nostre iniziative”.

Nel dialogo emerge anche una scelta strategica: non concentrare la cultura nei grandi poli, ma distribuirla capillarmente. Una diplomazia culturale, dunque, che si concentra sui valori di “umanità condivisa e democrazia”, ma che scende in strada e viaggia. Da Hobart a Perth, fino a Melbourne, la mostra ha difatti attraversato il continente raggiungendo migliaia di persone. “Il concetto è portare la cultura dove può essere fruita, non aspettare che il pubblico venga da te”, ha sintetizzato Visentin. Il caso della Tasmania è emblematico: trentamila visitatori in uno Stato di appena quattrocentomila abitanti – numeri che raccontano una sete di bellezza spesso ignorata dai circuiti più consolidati.

Nell’offrire una Pompei limpida, spogliata del turismo di massa e restituita allo sguardo, la mostra parla anche dell’Europa di oggi. Non solo del passato. L’Unione Europea ha infatti investito ben 78 milioni di euro (130 milioni di dollari australiani) nel Great Pompeii Project, uno dei più imponenti interventi di restauro e messa in sicurezza di un sito archeologico negli ultimi decenni: “settanta edifici restaurati, quaranta ettari riportati alla luce”. Un cantiere che è diventato modello internazionale e che dimostra come il patrimonio culturale possa essere motore di sviluppo, innovazione tecnologica e coesione sociale.