WASHINGTON - In quella che è stata la sua ultima conferenza stampa da presidente della Federal Reserve, Jerome Powell ha scosso i mercati e le istituzioni annunciando che non lascerà l’istituto il 15 maggio. Nonostante la fine del suo mandato da presidente, Powell rimarrà nel Consiglio dei Governatori (carica che tecnicamente può ricoprire fino al gennaio 2028) per contrastare quelli che ha definito attacchi legali “senza precedenti” all’indipendenza della banca centrale da parte dell’amministrazione Trump. 

La decisione di Powell è maturata a seguito delle pressioni del Dipartimento di Giustizia e delle indagini penali sulla ristrutturazione della sede della Fed. Sebbene la procuratrice Jeanine Pirro abbia chiuso l’indagine venerdì scorso, ha avvertito che “non esiterà” a riaprirla. 

Powell ha dichiarato con voce ferma che, nonostante avesse pianificato da tempo di andare in pensione, quanto accaduto negli ultimi tre mesi non gli ha lasciato altra scelta se non quella di restare finché la vicenda non sarà conclusa con trasparenza. Rimanendo come semplice governatore, impedisce di fatto a Donald Trump di nominare un sostituto più accomodante al suo posto, mantenendo così un presidio tecnico contro le interferenze politiche. 

Mentre la Commissione bancaria del Senato ha già votato (13 a 11) per portare la nomina di Kevin Warsh al voto dell’intero Senato, Powell ha cercato di rassicurare sulla futura convivenza: “Vi è sempre e soltanto un presidente della Federal Reserve. Intendo mantenere un profilo basso e non agire come un presidente ombra. La tradizione della Fed è collaborare con il presidente e sostenerlo quando possibile”. 

L’annuncio è arrivato a margine della decisione del Federal Open Market Committee di mantenere i tassi di interesse invariati tra il 3,5% e il 3,75% per la terza riunione consecutiva. In questo contesto, l’economia cresce a ritmo solido, ma l’inflazione resta elevata, alimentata dai costi energetici causati dalle tensioni in Medio Oriente. La riunione ha registrato inoltre una frattura interna rarissima, con quattro dei dodici componenti del board che si sono opposti alla decisione, segno di un clima di incertezza che Warsh dovrà gestire non appena confermato.