MILANO - La Coppa Italia è lì, a portata di mano, e con essa la meravigliosa idea di festeggiare il doblete. In casa Inter la voglia è davvero tanta, resa ancora maggiore dal fatto di essere nelle battute finali di una stagione che in pochi si sarebbero immaginati così, specialmente considerando da dove e in quali condizioni questa squadra era partita dall’altra parte dell’Oceano. Lo ha spiegato bene il tecnico nerazzurro Cristian Chivu, riannodando i fili di un’annata iniziata nella bufera: “A partire dall’intervista di Lautaro in America ho capito come era fatto lui, e come lui ce ne sono tanti. La forza del gruppo è cercare di capire il club che rappresentiamo, che ha costruito qualcosa di importante nella sua storia e negli ultimi anni. Spesso ci si dimentica che questa squadra ha raggiunto due finali europee e che se non ha vinto scudetti è perché è arrivata seconda. Qui si vince e si perde insieme, si sta insieme anche nei momenti di difficoltà”.

E quello è stato il primo mattone di un progetto su cui in pochi avrebbero scommesso, con un allenatore quasi esordiente accompagnato da mille dubbi: “Chi ha vissuto uno spogliatoio come il mister ha capito noi e noi abbiamo capito lui - gli ha reso merito il capitano Lautaro Martinez -. Ha portato aria nuova, energie, leadership, è una personalità forte ma ci fa sorridere e allenarci in tranquillità. La parola d’ordine nello spogliatoio è ‘vincere’. Quando è arrivato c’erano tanti dubbi su di lui, ma ci ha seguito e noi abbiamo seguito lui. Ha messo le cose in chiaro”. E l’Inter le ha messe in chiaro nei confronti degli avversari, cucinati a fuoco lento e poi staccati quando la salita si è fatta troppo ripida per gli altri. Il traguardo del campionato è stato tagliato, adesso però la voglia di raddoppiare con la Coppa Italia è tanta. A condizione, però, di non farsi condizionare dalla facile vittoria sulla Lazio di sabato scorso: “Sono partite diverse, poi ci sono le insidie - ha spiegato Chivu -. Qualcuno può pensare che sia stato semplice sabato, ma questa è una finale. Noi dobbiamo avere l’atteggiamento giusto, abbiamo meritato lo scudetto e questa finale che vogliamo onorare al meglio. Saremo pronti anche stavolta”.

“Cosa servirà per il doblete? Non avere l’ossessione, dobbiamo tenere la stessa lucidità avuta fino ad ora. Essere sereni, con il sorriso sulle labbra. E giocare con responsabilità e umiltà”. E Lautaro ha aggiunto: “Sicuramente anche noi ci aspettiamo una partita diversa da sabato. Loro sono molto organizzati tatticamente, sarà molto difficile. Hanno tanti giocatori di valore e aggiungiamo che è una finale con un trofeo da alzare, bisogna essere pronti per tutto quello che ci aspetta, con uno stadio pieno e la gente che sabato non c’era, e questo è un valore aggiunto. Sarà una gara bellissima. Abbiamo la possibilità di giocarci una finale di Coppa Italia dopo due anni, potremo riportare questa coppa a casa. Poi il doblete è una statistica, noi siamo tranquilli ma la testa è sulla Coppa Italia”. Per Chivu sarebbe la perfetta chiusura del cerchio, lui che ha avuto la capacità di calarsi in punta di piedi in uno spogliatoio in difficoltà e di metterci tanto del suo, portando in primis un ingrediente fondamentale.

“L’ambizione, quello che sono stato da allenatore e da giocatore in questa società - ha concluso Chivu -. Conosco e so cosa vuol dire l’Inter, le voci che circondano questo club, la parte negativa che viene sempre fuori. Ho cercato di rasserenare loro dal punto di vista umano, di gestire la frustrazione che ci arriva addosso da fuori e mantenere la competitività. Ho a che fare con un gruppo di grandi uomini che ci mettono la faccia e che si divertono assieme, tenendo un livello alto come quello degli ultimi anni”. Per completare l’opera mancano gli ultimi 90’ minuti, che l’Inter vuole vivere da Inter.