BUENOS AIRES - “Tutto quello che vendiamo è di prima qualità”. Lo afferma con convinzione Pablo Gaspar, fondatore e anima della focacceria Giuseppe Vicenti, dove la storia delle famiglie italiane di Buenos Aires si intreccia con il profumo del pane appena sfornato e le note della musica italiana degli anni Sessanta. 

Qui tutto sembra in ordine perfetto, come se ogni cosa fosse al suo posto da sempre. Ma dietro ogni focaccia farcita e ogni dettaglio dell'arredamento, si nasconde una storia di resilienza, di cadute e ripartenze, che ha portato Pablo a trasformare le difficoltà più dure della sua vita in un nuovo progetto imprenditoriale. 

“La gastronomia è una somma di dettagli. Non si tratta di vendere un panino, ma di offrire un'esperienza”, spiega. Un concetto che attraversa ogni aspetto del locale: dal nome, scelto in omaggio al nonno Giuseppe Vicenti, fino alla selezione degli ingredienti e alla cura dell'ambiente. 

Mangiare da Giuseppe Vicenti è, infatti, un'esperienza che va oltre il semplice pasto. Anche chi sceglie l'asporto riceve un volantino con le istruzioni per riprodurre a casa il “rituale ufficiale della mangiata italiana”: preparare un aperitivo, concedersi il tempo di gustare il momento senza pensare alle calorie e, tramite un QR code, accedere a una playlist di classici italiani per sentirsi, almeno per qualche minuto, seduti al tavolino di un bar della Penisola. 

Una filosofia che non nasce per caso, ma è il risultato di oltre trent'anni di lavoro, successi, crisi e rinascite. 

La storia professionale di Pablo nel settore gastronomico inizia nel 1995, quando entra a lavorare per le caffetterie Piacere, fondate da un amico d'infanzia. All’epoca era anche responsabile di prodotto nell’azienda Akapol. “A un certo punto ho dovuto scegliere su cosa concentrarmi”, racconta. 

La scelta ricadde sul progetto delle caffetterie. Insieme ai nuovi soci sviluppa il modello di franchising di Piacere, contribuendo a una crescita che porta il marchio ad aprire punti vendita a Córdoba, Salta, Rosario, Bahía Blanca e Tucumán. 

Parallelamente producevano internamente tutti i prodotti da forno della catena. Ma proprio il successo dell’azienda li costringe a una decisione strategica. “Capimmo che per continuare a produrre avremmo dovuto affrontare investimenti enormi per passare alla tecnologia del surgelato. Così decidemmo di esternalizzare la produzione e concentrarci completamente sul marchio: l’immagine, la formazione del personale, lo sviluppo del business”. 

Una scelta che consentì all'azienda di espandersi in tutto il Paese, arrivando a una cinquantina di locali. Dopo anni di crescita, però, arrivano i primi segnali di stanchezza.  

Nel 2015 Pablo e i suoi soci comprendono che Piacere sta entrando nella fase di declino del proprio ciclo di vita. Nasce così un ambizioso progetto di rebranding. “Volevamo mantenere l'ispirazione italiana, ma con un'identità più urbana e contemporanea”. 

Ma nel 2019 una serie di imprevisti, tra cui la pandemia, finirono per mandare in bancarotta l’azienda. “Quello che era già in declino ha continuato a scendere, mentre ciò che stava nascendo si è interrotto bruscamente”, ricorda. Molti locali chiusero e la situazione si complicò ulteriormente a causa delle conseguenze economiche e legali delle attività cessate. 

Come se non bastasse, nel 2020 Pablo riceve una diagnosi di cancro. Per mesi la priorità assoluta diventa la salute. I soci decidono di non proseguire da soli e, senza Piacere, Pablo si ritrova improvvisamente solo con se stesso e con giornate intere per riflettere sul futuro. 

È in quel periodo che, guardando i video di un panettiere italiano, inizia a immaginare un nuovo progetto, profondamente legato alle sue radici familiari. Nasce così il primo seme di quella che diventerà la focacceria “Giuseppe Vicenti”. 

Nel pieno dell'emergenza sanitaria del Covid, senza più il business delle caffetterie e con un’economia paralizzata, Pablo deve trovare nuove fonti di reddito e, insieme alla moglie e alle figlie, comincia a preparare e vendere colazioni a domicilio.  

L'iniziativa supera ogni aspettativa... “Ci andò benissimo – afferma –. Ricordo una Festa della Mamma in cui consegnammo quasi cento colazioni”. L'intera famiglia vieen coinvolta nel progetto. La figlia più giovane scopre addirittura la propria vocazione per la pasticceria e oggi è diplomata in Gastronomia. 

“Per me è importante trasmettere alle mie figlie il valore del lavoro onesto e della reputazione – dice Pablo –. Se costruisci rapporti autentici e ti comporti correttamente con le persone, avrai sempre qualcuno da chiamare nei momenti difficili”. 

E proprio quella rete di relazioni costruita in decenni di lavoro si rivela decisiva. 

Quando le restrizioni iniziano ad allentarsi, il proprietario della catena Tienda de Empanadas gli propone di assumere la direzione commerciale dell'azienda. Per quasi due anni Pablo si dedica allo sviluppo della rete di franchising, contribuendo a portarla fino a cinquanta punti vendita. 

Raggiunta una maggiore stabilità economica, Pablo riprende in mano l'idea della focacceria e prepara un business plan, una presentazione accompagnata da musica italiana, e la sottopone a un amico imprenditore del settore alimentare, che lo ingaggia come gerente commericiale. 

L'interesse è immediato, ma il progetto continua a essere rimandato. Le priorità aziendali sembrano sempre più urgenti e la focacceria resta in secondo piano. Poi, nel 2023, arriva una nuova battaglia contro il cancro. Le cure hanno successo, ma l’esperienza gli lascia una consapevolezza profonda: “Ho capito che se volevo lasciare alle mie figlie qualcosa di mio, non potevo continuare ad aspettare”. 

Così decide di fare il grande passo e affitta un piccolo locale a pochi isolati da casa, nel quartiere di Villa Crespo. Un luogo che porta con sé anche un valore affettivo speciale: anni prima ospitava il parrucchiere dove andava sua madre. “Quando sono lì sento che una parte di lei è ancora presente”, dice emozionato. 

Entrare da Giuseppe Vicenti significa compiere un viaggio nella memoria dell'emigrazione italiana.  

Le pareti raccontano la storia della famiglia attraverso fotografie, locandine e documenti originali: dalla carta da lettere di bordo della nave che portò il nonno Giuseppe dal porto di Genova all’Argentina, fino alle immagini della casa di famiglia a Gravina, in Puglia, e le cartoline inviate dal fratello Carlo rimasto in Italia. 

“Erano quattro fratelli. Pietro e Rocco morirono durante la Prima guerra mondiale. A diciotto anni mio nonno Giuseppe partì per l’Argentina, mentre il più giovane, Carlo, rimase in Italia”, spiega Pablo. 

Una vicenda che riecheggia quella di migliaia di argentini di origine italiana che pure hanno cercato nei registri dell'immigrazione il nome della nave dei propri antenati o che hanno percorso le stradine di un borgo italiano alla ricerca della casa dei nonni. 

Per tutti loro, le porte di Giuseppe Vicenti sono sempre aperte. Per loro, o semplicemente per chi desidera assaporare una focaccia farcita con ingredienti di prima qualità (pomodoro italiano, mozzarella di bufala, mortadella e altre delizie) e concedersi un caffè accompagnato da un autentico pasticciotto pugliese, il soffice dolce ripieno di crema pasticcera. 

Ad attenderli non c'è soltanto una proposta gastronomica, ma anche quell'accoglienza calorosa e genuina che da sempre contraddistingue il Sud Italia.